Lo spazio tra le cose, in arrivo
Sono stati giorni importanti, giorni di editing e commenti ai margini del testo. Di revisioni e tagli netti. Scrittura e riscrittura. Giorni di scelte.
Abbiamo finito, è tutto pronto. A marzo esce il mio nuovo romanzo, dal titolo “Lo spazio tra le cose”. Sempre per Scrittura & Scritture
Le affacciate di Caterina Perali
Ho letto Le affacciate di Caterina Perali, mi è piaciuto molto e ci ho scritto qualche riga.
Nina è la protagonista di Le affacciate di Caterina Perali, nuovo libro NEO edizioni (dalla copertina pazzesca). Lavora in una grande società di eventi, a Milano, e abita nel quartiere Isola, a due passi dal Bosco Verticale. All’improvviso, Nina perde il lavoro, insieme ad altri colleghi. La sua vita cambia totalmente. La disoccupazione trasforma il suo modo di vivere e affrontare la quotidianità milanese. Niente più aperitivi e riunioni fiume e lavoro fino a notte fonda. Si chiude in casa, e vive a pieno il suo condominio a ringhiera, provando a interfacciarsi coi vari vicini. Nel frattempo mantiene una vita attiva sui social e sulle chat whatsapp, per far finta con amici e parenti che nulla sia cambiato.
Si tiene impegnata, Nina. Il suo condominio nel quartiere Isola è un microcosmo di varia umanità. Lei passa le giornate a contare i chiodi sulle travi del suo soffitto e osservare gli abitanti degli appartamenti, che fino a quel momento le sembravano così lontani.
È così che entra in contatto con Adele, anziana vicina che somiglia vagamente a Carla Fracci e con la quale non era mai entrata in confidenza. Una lettera, però, a firma Svetlana, le fa entrare in confidenza. Adele piano piano sembra aprirsi con la vicina, che intanto, senza più una vita lavorativa, si riversa anima e corpo in questa nuova conoscenza. Conoscenza che si allarga, quando arrivano nell’appartamento altre due donne: Teresita che legge la mano ed è ancora sessualmente molto attiva e Svetlana, la donna grossa e forte, scappata dalla guerra nei balcani e che sul cellulare un selfie con Obama. Una cena a base di lasagne e zuppa di pesce sarà il modo migliore per conoscerle, scoprire il loro passato e il sottile filo che lega le loro esistenze.
La scrittura dei Caterina Perali è ironica e tagliente. Si insinua sotto la pelle. “Le affacciate”, offre uno spaccato di vita contemporaneo e alienante, fatto di social, whatsapp, emozioni aride, poca empatia. Un libro originale, sorprendente. Disseminato qui e lì di frasi folgoranti – “mangiare da soli mette alla prova, quando si è felici. Da infelici, e non per scelta, è una triste constatazione” oppure “siamo capaci solo di mostrarci. Io, il mio dolore e la mia disperazione; lei la sua pazienza e la compassione. Un gioco di ruolo anche per noi, diventate a nostra volta vittime della fragilizzazione delle relazioni, come diceva Bauman”, ancora “ La lamentela è l’alibi perfetto per la solitudine” – , questo romanzo riesce nel farsi leggere rapidamente, perché da lettore vuoi seguire la storia misteriosa delle “tre anziane donne”, capire in che modo siano legate l’una con l’altra. Una storia che si snoda a cavallo tra i decenni, tra la Jugoslavia, la Grecia e Venezia.
Angosciante, teso e visionario, il secondo romanzo di Caterina Perali è strettamente legato al suo primo, Crepa, pubblicato nel 2015. Nina è uno dei personaggi che ritroviamo anche qui, e ritroviamo anche gli altri personaggi di contorno, stessa l’ambientazione ai piedi del bosco verticale. Per chi come me quei luoghi li ha vissuti (dal 2008 al 2013 a Milano e, per pochissimo sarei dovuto andare ad abitare vicino al Bosco ancora in costruzione) questo romanzo ha la duplice funzione di evocare delle situazioni note e di descrivere degli atteggiamenti e dei modi di vivere tipicamente milanesi: il lavoro nel settore eventi, le continue mail, le riunioni, il sentire di non potere non staccare mai, pena l’uscita dai giochi, la scomunica, la dannazione eterna.

Si vede bene che l’autrice quelle sensazioni le ha vissute sulla propria pelle (se non le ha vissute, complimenti doppi), e sa bene anche descrivere il mondo contemporaneo in cui se non sei social non esisti, e sembra normale trascorrere un’intera serata a cena con cellulare in mano a mandare messaggi su whatsapp all’amica di sempre, Anna. Molto interessante, infatti, e quasi “storia nella storia”, la lunga serie di messaggi che Nina e l’amica si scambiano, durante tutta la lunghezza del romanzo. Le due parlano di tutto: lavoro, amore, appuntamenti, morti in mare, politica, attentati. Chat whatsapp, insomma, lo sappiamo bene, in cui i messaggi si susseguono a centinaia e spesso non hanno profondità, servono soltanto a stabilire un vago contatto, senza reale interesse.
I social permettono a Nina di fingere di essere ancora viva e produttiva, nonostante abbia perso il lavoro. Appena sveglia al mattino, i like sulle pagine, i commenti sotto un post, qualche messaggio su Facebook, permettono alla cerchia di amici di avere ancora un contatto. A lei, tutto questo serve per ingannare sé stessa e tenersi impegnata, in quella che è a tutti gli effetti una grande bolla illusoria.
Importanti e ben delineate sono le altre sottotrame che si dipanano da quella principale. La storia di Svetlana ambientata in Jugoslavia, la storia d’amore che vede come protagonista la piccola e misteriosa Adele. Tutte storie che, nel periodo in cui Nina è senza lavoro, servono ad arricchire la sua vita. Senza queste, probabilmente, sarebbe perduta. Servono, in qualche modo, a dare alla protagonista maggiore consapevolezza del mondo che le sta intorno, servono a farle alzare la testa dallo smartphone e guardare ancora in faccia le persone.
Un romanzo dalla forza inaspettata, questo della Perali, che indaga in modo sorprendente nella nostra vita quotidiana. Un romanzo che parla dei nostri tempi, parla di lavoro ma non solo, e che sa essere, allo stesso tempo, divertente e amaro.
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Caterina Perali (Treviso), anno 1975. Dopo gli studi a Venezia si sposta tra Genova e Lisbona per irrequietezza e amore delle città d’acqua. Per falsa coerenza ora vive tra Treviso e Milano, in un quartiere chiamato Isola, dove lavora nella produzione di spot pubblicitari. È stata autrice televisiva, ideatrice di social network fallimentari, sognatrice e collaboratrice per riviste di teatro e food and beverage. Suo il romanzo Crepa (13Lab Edizioni, 2015).
Intervista a Radio Crc – Napoletani belli int Street
C’è poco da fare. La radio è sempre la radio.
Quando ti trovi davanti a quel microfono a parlare, è davvero una continua emozione. E allora grazie di cuore a Radio Crc e ad Antonio Esposito per avermi invitato a raccontare i luoghi del mio romanzo e i posti di Napoli a cui sono più legato.

Napoletani belli int Street è uno splendido format grazie al quale fare approfondimenti e raccontare la nostra meravigliosa città. 📻 🎤
Ecco la puntata.
Mi chiamo Ivan Muthiac e vengo di Sarajevo, di Vincenzo Gambardella
Mi chiamo Ivan Muthiac e vengo di Sarajevo è un libro sorprendente di Vincenzo Gambardella, scrittore schivo – non ha social e non spamma in giro sul web il suo ultimo libro, incredibile vero, al giorno d’oggi? – ma prolifico. Soprattutto negli ultimi anni ha scritto tanto, e io che sono stato molto fortunato, ho avuto il piacere di leggere alcuni dei suoi ultimi lavori trovandoli sempre di altissimo livello.
Dopo essermi perso con ammirazione nel racconto dei fuochisti in Vinicio Sparafuoco detto Toccacielo e aver apprezzato la storia dei muti proprietari di un banco dei pegni di Come tutte le cose dell’universo, ho letto la storia toccante e commovente di Ivan Muthiac, che piccolino, suona bene la chitarra e, orfano, scappa dalla guerra di Sarajevo.
Come molti dei personaggi di Gambardella, il protagonista è spaesato, emarginato, ma durante la storia piano piano cresce, matura, trova il suo posto nel mondo. Ma prima di farlo, attraversa numerose vicissitudini, tormenti, e solo dopo esserci passato attraverso può finalmente trovare pace.

Il piccolo Ivan dalla Jugoslavia a Napoli, e poi a Milano, vive la sua vita umile e ha la chitarra sempre nel cuore. Nulla può separarlo da questo oggetto, quasi una prosecuzione del suo corpo, è la sua compagna di vita. Vive in una comunità di orfani, dove ci sono altri ragazzini come lui, pieni di problemi, che cercano il loro posto nel mondo.
Ed è nel capoluogo lombardo che arriverà l’incontro che cambia per sempre la sua vita: un professore di chitarra gli fa ascoltare Django Reinhardt, e lui si innamora della sua musica. Intanto il ragazzino cresce, e vive un anno incredibile, ricco di incontri, di scelte, di avventure in compagnia di vecchi e nuovi amici. Sempre nel segno della musica.
La scrittura di Gambardella è come sempre leggera come un acquerello, ma penetra dentro. Le storie che racconta sono belle perché semplici ma universali, e sempre segnate da una grazia e un dinamismo sorprendenti. Non si può che legare e affezionarsi a questo ragazzino testardo e con il cuore buono, che non riesce sempre ad esprimere tutte le sue capacità, chitarra a parte. E si coglie in pieno anche la grande umanità di Gambardella, scrittore sincero e appassionato, e ancor prima insegnante, che probabilmente avrà conosciuto tanti ragazzini come Ivan, innamorati della vita e desiderosi di trovare il loro posto nel mondo.
Toni Morrison, Amatissima
C’è una casa, al 124 di Bluestone Road, in cui vive Sethe, con sua figlia Denver. Sethe è fuggita via dal Kentucky, da un’altra casa chiamata Sweet Home, è scappata dalla schiavitù. Ora si trova nell’Ohio, uno stato libero. Sulla schiena ha un albero di cicatrici che le ricorda quotidianamente le frustate subite nel corso degli anni. Vive al 124 di Bluestone Road, Sethe, ma non ha ancora trovato pace. A tormentarla, a infestare la sua nuova casa, c’è il fantasma della sua bambina.
Beloved, Amatissima. Che ora non c’è più, è stata uccisa dalla madre affinché non provasse anche lei gli orrori dell’essere schiava. Sethe le ha tagliato la gola, quando la piccola ancora non aveva un nome. Lo ha fatto quando ha visto il cappello del “maestro” da lontano. Il cappello dell’uomo bianco che ne avrebbe reclamato il possesso, perché la fuga non era prevista, non era ammessa dalla legge. La neonata è morta, gli anni sono passati. Ora la neonata che non esiste più infesta la casa al 124 di Bluestone Road, è tornata a reclamare amore, a reclamare di essere ricordata. Lei, come i milioni di morti durante quegli anni, vuole essere ricordata. Lo pretende, per non finire nell’oblio.
Il romanzo di Toni Morrison è una storia sulla maternità, sulla schiavitù, sulla morte e sulla vita. Ci sono tante donne, in Amatissima. C’è Sethe, c’è Denver. E c’è Baby Suggs, schiava per 60 anni, poi riscattata dal figlio Halle. E poi c’è Beloved, un fantasma che reclama una vita che non ha mai potuto avere. Gli uomini, in questo romanzo, restano sullo sfondo, ma servono a spiegarci meglio la grandezza e la complessità di queste donne. C’è Halle, figlio di Baby Suggs e marito di Sethe, che non ha lasciato il Kentucky con i figli ed ora appartiene al passato. Gli altri figli di Sethe, sono scappati di casa, adolescenti, per sfuggire al fantasma. E poi c’è Paul D, che era anche lui a Sweet Home e ora, dopo anni, rincontra Sethe e sua figlia. E deve fare i conti anche con Beloved, che non è più solo un fantasma, ma è diventata una donna reale, vero corpo venuto dall’acqua del fiume. Beloved, rinata dall’acqua, ora gioca con Denver, sua sorella. Parla con la madre. Forse vuole vendicarsi, forse l’ha perdonata. Intanto, Sethe fa ogni giorno i conti con sé stessa, con il suo passato, col fardello che porta dentro nel suo cuore.
La storia di Sethe è la storia di Margaret Garner, scappata dalla schiavitù realmente nel 1856, per arrivare in Ohio. Toni Morrison aveva letto la sua vicenda nell’antologia The Black Book, la storia di una donna che, dopo aver compreso che sarebbe stata ricatturata, uccise la figlia, scegliendo per lei che la morte sarebbe stata più dolce della schiavitù.
Il libro è stato pubblicato nel 1987 e ha vinto il Premio Pulitzer, consacrando la Morrison nell’Olimpo dei grandi scrittori americani del 900. La scrittura è complessa, il linguaggio stratificato. Alle volte si fa fatica a stare dietro alle varie digressioni, ai salti nel tempo, alle storie che si intrecciano. È un viaggio difficile e doloroso, non iniziate questo libro se avete voglia di una lettura leggera. Ma, se iniziate, portatela a termine. Lo dovete. Lo dovete ai “sessanta milioni o più”, che si trovano nella dedica iniziale: gli africani che morirono durante il secolo e passa, in cui la schiavitù negli Usa era legale.
La recensione su “La Lettrice”
Ringrazio Giusi Oliveti per la bella e approfondita recensione.
Secondo me, dallo sguardo di una persona traspare tutto, se nella sua vita manca qualcosa o qualcuno, se i suoi occhi sono carichi di rabbia, di tristezza, di angoscia oppure sovrabbondano di felicità; perciò quando conoscete una persona, non vi limitate a chiederle come sta o ad osservare i suoi chili: osservate bene i suoi occhi ed ascoltate la storia che hanno da raccontarvi.
La recensione completa è a questo link: https://lalettrice.weebly.com/home/la-ragazza-della-fontana-recensione
Firmacopie alla Mondadori Nola
Con grande gioia, sabato 5 ottobre a partire dalle 11 sarò alla Mondadori Nola al Vulcano Buono per un firmacopie.
Sono onorato di poter portare “La ragazza della Fontana” all’interno di una libreria così importante.
Grazie alla disponibilità di Gennaro Pecora.
Ingresso libero
Diretta Facebook su Book Advisor
In estate, si sa, tutto si ferma. Poca voglia di scrivere, pochi eventi, nessuna presentazione. Ma a settembre tutto riprende con la consueta normalità.
Anzi, con qualche ottima novità. Ho il piacere e l’onore di essere in in diretta facebook su Book Advisor per parlare del mio primo romanzo, La Ragazza della Fontana, e per rispondere a tutte le domande dei lettori.
Grazie a Marco Latini per la possibilità. Ci vediamo su Facebook!
Aggiornamento. A questo link è possibile vedere la diretta.
Buona Liberazione
Per il 25 aprile, festa della Liberazione, il mio ricordo attraverso le parole di una canzone di SPARTITI, il duo composto da Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò e Max Collini degli Offlaga Disco Pax.
“Siamo Ida e Augusta, le due tedesche di Gombio. Non crediamo di meritarci tutta questa attenzione. Abbiamo fatto solo quello che tutti dovrebbero fare: ricordare che non siamo bestie. Sia che si tratti di una vita umana, di un fiore o di una frittata. E a me, che sono Augusta e che sono passata da Berlino a Gombio, un piccolo paese sull’Appennino Reggiano, per amore di Narciso Piazzi, non mi è parso di fare nulla di eccezionale quando quel tedesco mi è entrato in casa. Stavano rastrellando e ci avrebbero ucciso tutti. Però una frittata è una frittata e non si entra in casa della gente senza chiedere permesso e si inizia a mangiare il cibo altrui. Allora gliel’ho detto ben chiaro: “Lazzarone, è così che ti hanno insegnato l’educazione?”. L’ho detto in tedesco, la mia lingua, e a lui non sembrava vero. Sentire la voce di sua madre, della sua maestra, di sua sorella… Ci rimase di sasso. Trovare in quella povera casa in quel piccolo paese una donna che parlava la sua lingua. E allora lui ha chiamato il comandante e il comandante si è messo a parlare con me e poi ha chiamato anche Ida. Due donne tedesche in quell’angolo di mondo. Abbiamo parlato e parlato e alla fine se ne sono andati. Non hanno ammazzato nessuno. Abbiamo salvato il paese. Ma lo sapete anche voi che, in fondo, non si è trattato della frittata. A volte basta la voce di una donna per fare ricordare che nessuno è nato carnefice. Che nelle vite di ognuno di noi c’è stato un sorriso o una gentilezza. Un momento in cui ci siamo pensati migliori di quello che siamo diventati. Un momento per una speranza o per una frittata. Noi non siamo eroine. Siamo solo le due tedesche di Gombio. Sorridete, quando ci guardate negli occhi. E lavatevi le mani prima di andare a pranzo.”
La ragazza della fontana al Liceo Colombo di Marigliano
Bellissima due giorni al Liceo Colombo di Marigliano. Il confronto con quattro classi è stato divertente e stimolante. Abbiamo toccato argomenti importanti e non sono mancate le sorprese, artistiche e musicali.
Parlare ai ragazzi non è facile. Hanno uno sguardo diverso sulle cose, i loro occhi colgono sfumature che gli adulti non sempre riescono a riconoscere. Grazie delle domande, di aver reinterpretato la mia opera con disegni e installazioni, di avermi ascoltato con interesse. Per me è stata un’emozione grande.
Grazie alla D.S. Prof.ssa Albano, alla prof.ssa Ciccone e al prof. Del Prete che hanno reso possibile tutto questo.
La ragazza della Fontana al Liceo Colombo di Marigliano
Quando “La ragazza della fontana” è uscito in libreria, a fine 2017, alcuni amici mi hanno subito fatto notare come il romanzo si rivolgesse anche a un pubblico di giovanissimi, sia per l’ambientazione e i suoi protagonisti, sia per lo stile di scrittura.
Per questo motivo sono davvero felice di aver conosciuto il professor Felice del Prete, che si è interessato alla mia opera e mi ha proposto di parlarne con i suoi studenti.
Grazie a lui, alla Preside e alle docenti del Liceo Colombo di Marigliano, il 15 e il 16 di febbraio incontrerò i ragazzi della scuola in due mattinate che spero siano utile terreno di confronto e discussione. Per me, saranno sicuramente giorni importanti.

Ricordo d’estate
Sotto questa pioggia che sembra non finire mai mi torna all’improvviso in mente un lontano ricordo d’estate. La spiaggia grande, immensamente grande con la sabbia a perdita d’occhio e noi così piccoli in confronto. Il mare greco misterioso e salato, amici che sembravano eterni e poi ho perso di vista, ripenso a loro con l’affetto della nostalgia, le strade divise non cancellano ciò che è stato.
Il lungo viaggio in auto da Napoli, la nave che inghiotte la fiat Uno per arrivare sull’isola persa nel mar mediterraneo. La pelle scura dopo 15 giorni di troppo sole, i capelli biondi biondi perché bruciati dal sale. Mia sorella che impara a nuotare in piscina, stesa sulla schiena piano piano toglie i braccioli e prende coraggio. La scheda telefonica internazionale per chiamare la nonna a casa e dire che ci stiamo divertendo da matti, ma torniamo presto. Il profumo l’agosto e le cicale, un esercito di cicale che rumoreggia tutta la notte. Un milkshake a metà pomeriggio da pagare in dracme e la parola greca che ti apre tutte le porte: eukaristó.
La sensazione che ogni giornata sia senza fine e l’estate una straordinaria e irripetibile stagione dell’esistenza. La canoa per scoprire calette nascoste, la maschera per gli abissi inesplorati. Il primo falò sulla spiaggia, i primi innamoramenti difficili da decifrare. Le bugie per sembrare più grande. Tutte le famiglie riunite intorno a tavolate enormi. I grandi da una parte, i piccoli insieme in un tavolo separato dove mangiare, giocare, crescere insieme. Greco e italiano, lingue che si mescolano tra un bicchiere di vino – ma io posso solo annusare – e teneri souvlaki. I sorrisi di mamma e papà, le risate che hanno la consistenza della luna piena di un agosto caldo di quasi venticinque anni fa.
Towers Hotel: Il giorno dopo
Ieri non mancava nulla. Tutto si è incastrato alla perfezione: la location, splendida, del Towers Hotel Stabiae Sorrento Coast. Gli amici, i parenti, i colleghi, i vecchi e i nuovi lettori. Una chiacchierata al tramonto con Marina Indulgenza. E Adelaide Tornese a far sì che tutto filasse alla perfezione.
È stata una bellissima serata. Grazie a tutti.
Al Towers Hotel Stabiae Sorrento Coast
Sabato 6 nel tardo pomeriggio avrò l’onore di presentare “La ragazza della fontana” in una location esclusiva come il Towers Hotel Stabiae Sorrento Coast. Solo il panorama che si gode dalla sala, meriterebbe la visita.
Grazie ad Adelaide Tornese per l’opportunità e l’entusiasmo con cui promuove il mio libro, e a Marina Indulgenza con cui avrò il piacere parlare del romanzo.
Amici che siete in zona, vi aspetto!





















