Archivio mensileSettembre 2020

Musei, Covid e strategie digitali, quale presente e quale futuro?

La pandemia Covid-19 che ha colpito il mondo in questi mesi ha avuto un grave impatto su tutti i settori economici. Tra questi, quello cultural-museale ha subito una delle più gravi battute d’arresto. Antonio Tarasco, direttore del Servizio I della Direzione generale Musei del Ministero dei Beni culturali e del Turismo, ha stimato in un’intervista ad AgCult una “perdita netta di circa 20 milioni di euro al mese per i musei statali”.

Dall’8 marzo tutti i siti museali d’Italia hanno chiuso al pubblico. Da quella data, si sono letteralmente riversati sui social network, nel tentativo disperato di continuare a raccontare il patrimonio artistico online, non perdere affezionati e magari conquistare nuove fasce di pubblico in vista della riapertura che, salvo alcuni piccoli musei che non possono garantire il rispetto delle distanze, è avvenuta in quasi tutta Italia.

Alcuni dati

A livello mondiale tutti i musei hanno chiuso le attività durante i mesi di lockdown e hanno ridimensionato l’offerta. Stando ai dati riportati nell’indagine ISTAT del 21 maggio 2020 “I musei statali al tempo del Covid – 19”, in Italia si stima che nel periodo marzo-maggio 2020 vi sia stati, nei soli musei statali, un mancato afflusso di 19 milioni di visitatori e una perdita di circa 78 milioni di euro.

Sale museali troppo piccole, spazi chiusi, tagli al personale, hanno rivoluzionato un intero settore. Se pensiamo che addirittura la Tate Modern di Londra ha messo in atto licenziamenti per fronteggiare la crisi, possiamo avere una idea di come la pandemia abbia stravolto la quotidianità dei musei.

Le strategie digitali

L’attività sui social network è raddoppiata durante l’emergenza. La chiusura causata dal coronavirus ha portato un’accelerazione della digitalizzazione in tutte le sue forme. Il “90% dei Musei ha creato contenuti ad hoc dopo la propria chiusura al pubblico”, stando all’indagine di ICOM (International Council of Museums). Altro dato interessante, più di un terzo dei Musei ha attivato nuovi canali o riattivato social che erano rimasti del tutto o in gran parte inutilizzati. Purtroppo, anche abbastanza ovviamente, solo il 18% ha dichiarato di aver allocato delle risorse economiche alla realizzazione di attività digitali.

Insomma, mentre prima per tantissime realtà museali italiane, i social network erano soprattutto il modo più veloce per appuntamenti o inserire comunicati stampa, durante il lockdown la parola d’ordine è stata storytelling: in modo un po’ goffo e per alcune realtà provando per la prima volta un tipo di narrazione totalmente differente, si è lasciato spazio ai racconti, agli aneddoti, ai protagonisti. Grande risalto hanno avuto i cosiddetti “virtual tour”, in alcuni casi i musei hanno puntato su curiosità, giochi e rubriche e quiz.

È stato il trionfo dei video: dirette dei curatori che da casa raccontavano le opere d’arte, video montati nelle sale vuote per mostrare collezioni o opere dimenticate, apertura di canali Youtube per l’occasione, passeggiate virtuali, tour 3D.

Alcune volte in modo disorganizzato, senza un vero e proprio piano editoriale digitale, sembra che il principale obiettivo dei musei sia stato “mettere quante più foto e video sui social network”. Meglio che niente, certo, ma a un certo punto abbiamo rischiato l’overload informativo e l’effetto rumore confuso di fondo è stata la diretta conseguenza.

Questa corsa alla pubblicazione digitale ha di certo portato un po’ a tutti i musei d’Italia un bel numero di followers. In alcuni casi, come le Gallerie degli Uffizi, il periodo di lockdown è anche servito per affacciarsi su nuove e giovanissime realtà social, come TikTok, e sperimentare interazioni con influencer di grandissima notorietà, come Chiara Ferragni.

Come è cambiata la fruizione del museo

L’emergenza Covid-19 ha comunque messo al centro della riflessione sui musei lo strumento tecnologico. Prima posto in secondo piano rispetto all’esperienza di visita reale, o al massimo supporto alla visita insieme alla mappa e alla guida, alla riapertura dei musei il web e i social sono diventati fondamentali per la fruizione di un museo.

Questo ha aumentato la fidelizzazione e la passione del pubblico per l’opera d’arte, ma non si è ancora trasformato in un aumento del pubblico reale.  Le misure di sicurezza e contingentamento non permettono ancora di fare grandi numeri, eccezion fatta per i grandi siti che stanno aumentando progressivamente le visite, in ogni caso lontane anni luce dai numeri degli scorsi anni. C’è ancora troppa paura di visitare musei con mascherina, gel alcolico e distanziamento sociale.

Cosa resta invece dei musei sui social? Passata l’indigestione virtuale, fatta di like, cuoricini e video più o meno virali, al termine della pandemia torna centrale il tema del pubblico. A tutti i livelli, riscopriamo quanto sia importante la relazione tra pubblico reale e opera d’arte. Forse, questa, impossibile da sostituire, per quanto sia forte e appassionato lo sforzo tecnologico. Il futuro, forse, sarà costituito da una presenza sempre più importante di tecnologie digitali al servizio della comunità dei fruitori di cultura e musei. Il loro ruolo sarà fondamentale per rendere più completa l’esperienza di visita, se possibile differenziandola. Mettendo sempre al centro l’opera d’arte, però, quella reale e tangibile.

Le quattro piume di Alfred Mason

Ci sono libri che emozionano per la scrittura e le vicende narrate, dei libri che nascono come classici e in fondo lo sono da sempre. Forse un po’ dimenticati, anche se hanno un passato glorioso, tante edizioni soprattutto all’estero, addirittura ci hanno tratto numerosi film.

Libri come Le quattro piume di Alfred Mason, di recente riproposto da Scrittura & Scritture in una collana che si intitola Voci Riscoperte, appunto per la capacita’ di riproporre dei piccoli classici a cui ridare nuova luce.

Qui la storia si ambienta in Inghilterra, nel 1882. Harry Feversham invece di seguire le orme di famiglia come soldato di Sua Maestà, si ritira dall’esercito, dopo aver ricevuto un telegramma. Un abbandono che e’ un’onta per tutti, da pagare con un gesto che pesa come un macigno e scatena una serie di conseguenze: prima riceve dai commilitoni 3 piume bianche, a simboleggiare la sua codardia, e poi la sua fidanzata Ethne Eustace, aggiunge una quarta piuma alle prime tre e lo abbandona.

Da qui inizia l’epopea di Harry per trovare riscatto dalle 4 piume, e dal marchio di codardia ricevuto, in una storia che lo porterà tra svariate avventure in giro per l’Africa, in Egitto e poi in Sudan durante la Guerra Mahdista.

Un classico dell’avventura senza tempo, trasposto più volte sullo schermo, il romanzo epico che narra il riscatto di Harry Faversham è sicuramente il più popolare e amato di Alfred E. W. Mason.

Un plauso alla bella veste grafica e alla nuova traduzione di Mariachiara Eredia, che rende la già ottimo scrittura di Mason, ancora più avvolgente ed emozionante. Dopo Il fiore e le spade, Scritture & Scritture ci ha regalato un’altra bella voce riscoperta. Resto in attesa di altre chicche come questo.

Chi vuole, qui può leggere l’incipit

http://www.scritturascritture.it/wp-content/uploads/Assaggi_letture/Mason/Quattro_piume.pdf

Appuntamento a Villa Fernandes

#EsserepadrioggiManifesto del papà imperfetto di Girolamo Grammatico

Sabato 26 settembre 2020 ore 18
Villa Fernandes Via Diaz, 144 Portici (NA)


Satya Marino e io avremo il piacere di dialogare con l’autore di questa bella guida per papà che desiderano essere genitori consapevoli.
In un mix di narrativa, filosofia e coaching umanistico, si delineano strumenti utili per definire il padre che si sogna di diventare e per chiarire il progetto educativo che si desidera per i propri figli. Piccole gag familiari strappano un sorriso e insieme segnano le tappe di questo percorso, aprendo le porte a riflessioni sul significato della genitorialità.
La base di partenza è sempre l’etimologia delle parole più importanti di cui è costituita la relazione genitoriale, dalle quali germoglia la narrazione unica e personale di ogni papà. Attraverso la prati­ca del coaching, l’autore ci fornisce un metodo per diventare il “papà migliore che possiamo essere”, allenando le proprie risorse e i propri talenti. Perché per sostenere i propri bambini a compiere la propria vocazione diventando adulti liberi e auto­nomi è necessario che i padri realizzino se stessi, a partire dalle loro potenzialità. Un libro trasversale che aiuta a far chiarezza, a porsi le domande giuste e a costruire la cornice di riferimento necessaria all’agire consapevole.

in collaborazione con Mondadori Point