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Rosso di Tiro, blu d’Oltremare. Una storia fiamminga

Arriva in libreria questo libro di Adriana Assini, scrittrice che ho apprezzato con Un Caffè con Robespierre e che è entrata di diritto tra le autrici di romanzi storici più amate d’Italia.

È una luce abbagliante quella che attraversa i cieli grigi di Bruges, andando poi a planare sulle acque dei suoi cento canali, lungo le cui rive s’addensano le botteghe di eterni rivali: i tintori di robbia e quelli di guado. Il rosso e il blu.

Su quel finire del Trecento, tra le incertezze provocate dal Grande Scisma d’Occidente, sono le continue rivalità tra i mestieri unite alle lotte sociali contro il potere dominante a tenere sempre alta la tensione nella ricca e melanconica città fiamminga.

Mentre gli uomini si cimentano in proteste e guerre vere, alcune donne combattono in silenzio e senza armi ben altre battaglie: sono le dame della Compagnia della Conocchia che, in spregio dei pericoli e delle norme, s’incontrano di nascosto nelle fredde notti tra Natale e la Candelora. Si scambiano segreti e saperi, consigli e rimedi per la vita e sulla morte, ma soprattutto coltivano un grande sogno comune a tutte.

“Le otto dame si presero per mano e formarono un cerchio. Con gli occhi chiusi, restarono in bilico sull’esile soglia che segnava la rottura con il mondo autoritario degli uomini e delle loro leggi inique. Col tempo sospeso, cessarono i rumori, si fermò il vento.
Il loro misterioso viaggio era iniziato.”

Per maggiori info: https://www.scritturascritture.it/prodotto/rosso-tiro-blu-oltremare-adriana-assini/

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Musei, Covid e strategie digitali, quale presente e quale futuro?

La pandemia Covid-19 che ha colpito il mondo in questi mesi ha avuto un grave impatto su tutti i settori economici. Tra questi, quello cultural-museale ha subito una delle più gravi battute d’arresto. Antonio Tarasco, direttore del Servizio I della Direzione generale Musei del Ministero dei Beni culturali e del Turismo, ha stimato in un’intervista ad AgCult una “perdita netta di circa 20 milioni di euro al mese per i musei statali”.

Dall’8 marzo tutti i siti museali d’Italia hanno chiuso al pubblico. Da quella data, si sono letteralmente riversati sui social network, nel tentativo disperato di continuare a raccontare il patrimonio artistico online, non perdere affezionati e magari conquistare nuove fasce di pubblico in vista della riapertura che, salvo alcuni piccoli musei che non possono garantire il rispetto delle distanze, è avvenuta in quasi tutta Italia.

Alcuni dati

A livello mondiale tutti i musei hanno chiuso le attività durante i mesi di lockdown e hanno ridimensionato l’offerta. Stando ai dati riportati nell’indagine ISTAT del 21 maggio 2020 “I musei statali al tempo del Covid – 19”, in Italia si stima che nel periodo marzo-maggio 2020 vi sia stati, nei soli musei statali, un mancato afflusso di 19 milioni di visitatori e una perdita di circa 78 milioni di euro.

Sale museali troppo piccole, spazi chiusi, tagli al personale, hanno rivoluzionato un intero settore. Se pensiamo che addirittura la Tate Modern di Londra ha messo in atto licenziamenti per fronteggiare la crisi, possiamo avere una idea di come la pandemia abbia stravolto la quotidianità dei musei.

Le strategie digitali

L’attività sui social network è raddoppiata durante l’emergenza. La chiusura causata dal coronavirus ha portato un’accelerazione della digitalizzazione in tutte le sue forme. Il “90% dei Musei ha creato contenuti ad hoc dopo la propria chiusura al pubblico”, stando all’indagine di ICOM (International Council of Museums). Altro dato interessante, più di un terzo dei Musei ha attivato nuovi canali o riattivato social che erano rimasti del tutto o in gran parte inutilizzati. Purtroppo, anche abbastanza ovviamente, solo il 18% ha dichiarato di aver allocato delle risorse economiche alla realizzazione di attività digitali.

Insomma, mentre prima per tantissime realtà museali italiane, i social network erano soprattutto il modo più veloce per appuntamenti o inserire comunicati stampa, durante il lockdown la parola d’ordine è stata storytelling: in modo un po’ goffo e per alcune realtà provando per la prima volta un tipo di narrazione totalmente differente, si è lasciato spazio ai racconti, agli aneddoti, ai protagonisti. Grande risalto hanno avuto i cosiddetti “virtual tour”, in alcuni casi i musei hanno puntato su curiosità, giochi e rubriche e quiz.

È stato il trionfo dei video: dirette dei curatori che da casa raccontavano le opere d’arte, video montati nelle sale vuote per mostrare collezioni o opere dimenticate, apertura di canali Youtube per l’occasione, passeggiate virtuali, tour 3D.

Alcune volte in modo disorganizzato, senza un vero e proprio piano editoriale digitale, sembra che il principale obiettivo dei musei sia stato “mettere quante più foto e video sui social network”. Meglio che niente, certo, ma a un certo punto abbiamo rischiato l’overload informativo e l’effetto rumore confuso di fondo è stata la diretta conseguenza.

Questa corsa alla pubblicazione digitale ha di certo portato un po’ a tutti i musei d’Italia un bel numero di followers. In alcuni casi, come le Gallerie degli Uffizi, il periodo di lockdown è anche servito per affacciarsi su nuove e giovanissime realtà social, come TikTok, e sperimentare interazioni con influencer di grandissima notorietà, come Chiara Ferragni.

Come è cambiata la fruizione del museo

L’emergenza Covid-19 ha comunque messo al centro della riflessione sui musei lo strumento tecnologico. Prima posto in secondo piano rispetto all’esperienza di visita reale, o al massimo supporto alla visita insieme alla mappa e alla guida, alla riapertura dei musei il web e i social sono diventati fondamentali per la fruizione di un museo.

Questo ha aumentato la fidelizzazione e la passione del pubblico per l’opera d’arte, ma non si è ancora trasformato in un aumento del pubblico reale.  Le misure di sicurezza e contingentamento non permettono ancora di fare grandi numeri, eccezion fatta per i grandi siti che stanno aumentando progressivamente le visite, in ogni caso lontane anni luce dai numeri degli scorsi anni. C’è ancora troppa paura di visitare musei con mascherina, gel alcolico e distanziamento sociale.

Cosa resta invece dei musei sui social? Passata l’indigestione virtuale, fatta di like, cuoricini e video più o meno virali, al termine della pandemia torna centrale il tema del pubblico. A tutti i livelli, riscopriamo quanto sia importante la relazione tra pubblico reale e opera d’arte. Forse, questa, impossibile da sostituire, per quanto sia forte e appassionato lo sforzo tecnologico. Il futuro, forse, sarà costituito da una presenza sempre più importante di tecnologie digitali al servizio della comunità dei fruitori di cultura e musei. Il loro ruolo sarà fondamentale per rendere più completa l’esperienza di visita, se possibile differenziandola. Mettendo sempre al centro l’opera d’arte, però, quella reale e tangibile.

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Le quattro piume di Alfred Mason

Ci sono libri che emozionano per la scrittura e le vicende narrate, dei libri che nascono come classici e in fondo lo sono da sempre. Forse un po’ dimenticati, anche se hanno un passato glorioso, tante edizioni soprattutto all’estero, addirittura ci hanno tratto numerosi film.

Libri come Le quattro piume di Alfred Mason, di recente riproposto da Scrittura & Scritture in una collana che si intitola Voci Riscoperte, appunto per la capacita’ di riproporre dei piccoli classici a cui ridare nuova luce.

Qui la storia si ambienta in Inghilterra, nel 1882. Harry Feversham invece di seguire le orme di famiglia come soldato di Sua Maestà, si ritira dall’esercito, dopo aver ricevuto un telegramma. Un abbandono che e’ un’onta per tutti, da pagare con un gesto che pesa come un macigno e scatena una serie di conseguenze: prima riceve dai commilitoni 3 piume bianche, a simboleggiare la sua codardia, e poi la sua fidanzata Ethne Eustace, aggiunge una quarta piuma alle prime tre e lo abbandona.

Da qui inizia l’epopea di Harry per trovare riscatto dalle 4 piume, e dal marchio di codardia ricevuto, in una storia che lo porterà tra svariate avventure in giro per l’Africa, in Egitto e poi in Sudan durante la Guerra Mahdista.

Un classico dell’avventura senza tempo, trasposto più volte sullo schermo, il romanzo epico che narra il riscatto di Harry Faversham è sicuramente il più popolare e amato di Alfred E. W. Mason.

Un plauso alla bella veste grafica e alla nuova traduzione di Mariachiara Eredia, che rende la già ottimo scrittura di Mason, ancora più avvolgente ed emozionante. Dopo Il fiore e le spade, Scritture & Scritture ci ha regalato un’altra bella voce riscoperta. Resto in attesa di altre chicche come questo.

Chi vuole, qui può leggere l’incipit

http://www.scritturascritture.it/wp-content/uploads/Assaggi_letture/Mason/Quattro_piume.pdf

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Appuntamento a Villa Fernandes

#EsserepadrioggiManifesto del papà imperfetto di Girolamo Grammatico

Sabato 26 settembre 2020 ore 18
Villa Fernandes Via Diaz, 144 Portici (NA)


Satya Marino e io avremo il piacere di dialogare con l’autore di questa bella guida per papà che desiderano essere genitori consapevoli.
In un mix di narrativa, filosofia e coaching umanistico, si delineano strumenti utili per definire il padre che si sogna di diventare e per chiarire il progetto educativo che si desidera per i propri figli. Piccole gag familiari strappano un sorriso e insieme segnano le tappe di questo percorso, aprendo le porte a riflessioni sul significato della genitorialità.
La base di partenza è sempre l’etimologia delle parole più importanti di cui è costituita la relazione genitoriale, dalle quali germoglia la narrazione unica e personale di ogni papà. Attraverso la prati­ca del coaching, l’autore ci fornisce un metodo per diventare il “papà migliore che possiamo essere”, allenando le proprie risorse e i propri talenti. Perché per sostenere i propri bambini a compiere la propria vocazione diventando adulti liberi e auto­nomi è necessario che i padri realizzino se stessi, a partire dalle loro potenzialità. Un libro trasversale che aiuta a far chiarezza, a porsi le domande giuste e a costruire la cornice di riferimento necessaria all’agire consapevole.

in collaborazione con Mondadori Point

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“Storia di un (quasi) amore in quarantena” di Davide Gambardella

Con Davide Gambardella abbiamo cominciato quasi insieme, a fare giornalismo. Lui brillante e caparbio cronista sempre sul campo, tra la gente, a macinare articoli, mentre io provavo a farmi strada con articoli di musica, spettacoli e cultura.

Entrambi abbiamo preso strade diverse e ci ritroviamo oggi, a più di 15 anni di distanza, a occuparci di comunicazione a 360 gradi e, nel tempo libero, a scrivere.

Lui è uscito proprio in questi giorni con il suo primo libro, “Storia di un (quasi) amore in quarantena”, che leggo dalla quarta essere “una storia inaspettata, grottesca e ai limiti della legalità: un amore vissuto ai tempi del Covid-19, quando i due protagonisti, a inizio lockdown, decidono di sfidare leggi e restrizioni imposte dai DPCM per vivere preziosi attimi di intimità, e condividere il tempo sospeso tra bicchieri di vino e piatti di buona cucina.

Un amore clandestino che, a sua volta, riflette le contraddizioni degli ultimi mesi e ci ricorda le diatribe sulle definizioni e sulle etichette da affibbiare alle relazioni: congiunti, affetti stabili, conviventi.

Non mancheranno colpi di scena e inaspettate sorprese, in un crescendo di curiosità. Una lettura scorrevole e perfetta sotto l’ombrellone, in perfetto equilibrio tra evasione leggera e ricognizione di tutte le emozioni forti del 2020.”

Complimenti per questa prima pubblicazione!

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Lo spazio tra le cose a Villa Fernandes

Presenterò il mio romanzo nel bene comune “Villa Fernandes”, per la rassegna “Lib(e)ri al parco”.

Lunedì 6 luglio alle ore 18, sarò ospite del giardino dell’hub creativo nato grazie ad una rete di associazioni e cooperative guidate dalla coop. sociale ONLUS “Seme di Pace”.

A conversare con me, Ileana Bonadies, ideatrice del ciclo di incontri dedicato alla lettura, e Antonella Renzullo, che ringrazio dell’opportunità.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Secondo appuntamento per la rassegna “Lib(e)ri al parco”, tra le attività culturali in corso nel bene confiscato “Villa Fernandes” (via Diaz 144, Portici – NA), realizzata in collaborazione con la Mondadori Point di Portici.

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Su Radio Crc con Antonio Esposito

In diretta in radio e tv su Radio Crc in compagnia di Antonio Esposito.
Abbiamo parlato un po’ del mio nuovo romanzo, Lo spazio tra le cose, e di queste settimane di letture, scritture, musica e quarantena. Da casa, ovviamente.

Buon ascolto!

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In diretta su Book Advisor

Come sempre è stato per me un grande piacere essere in diretta sulla pagina di Book Advisor. Per me è senza dubbio il miglior gruppo di lettura e letteratura su Facebook, altrimenti non vi parteciperei con così grande entusiasmo e non avrei invitato decine di persone a farlo. Ringrazio Latini Marco, lettore fortissimo e sensibile, per la possibilità e Alessandro Oricchio, con lui fondatore del gruppo.

Ho parlato del mio nuovo romanzo, “Lo spazio tra le cose”, di musica, di alcuni dei miei libri del cuore e ho divagato un po’ toccando cinema e altre curiosità.
In effetti, ora che ci penso, questa è stata la mia prima presentazione ufficiale del romanzo, visto che tutta la promozione prevista per il libro è saltata..

Se volete recuperare la diretta, la trovate qui. su Facebook e sul sito di Book Advisor

https://www.facebook.com/groups/bookadvisor/permalink/1590320347811459/

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Su Radio Crc

Questa mattina su Radio Crc con Giuliana Galasso e Diego Armando Maradona Jr. ho raccontato la mia esperienza durante questi giorni di quarantena, parlato di scrittura e del mio nuovo romanzo. In modo positivo e col sorriso.
In basso trovate il link per recuperare il podcast. Grazie per l’invito graditissimo in questi giorni così strani, surreali.


Buon ascolto!

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Libreria Raffaello – presentazione rinviata

La situazione di emergenza che il nostro paese sta vivendo porta ognuno di noi, nel suo piccolo, a prendere delle decisioni. Non ero tranquillo nel fare la presentazione di oggi pomeriggio, 6 marzo, alla Libreria Raffaello. Abbiamo deciso, in accordo con i disponibili librai, di rinviare la presentazione di “Lo spazio tra le cose” a dopo il 15 marzo, quando tutti speriamo che la situazione sia diversa, più serena. Vi farò sapere presto la nuova data.
Intanto, in questo periodo difficile, sostenete una libreria e l’editoria indipendente. Il mio romanzo si trova sugli scaffali della libreria Raffaello a via Kerbaker, dove potrete anche scambiare due chiacchiere con il libraio Gianni, o prendere un ottimo caffè. E anche in Feltrinelli, Mooks, Colonnese al centro storico, Mondadori al centro commerciale la Birreria.
Scrivetemi in privato per maggiori info. Per la presentazione, la rifaremo presto. Promesso

 

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Lo spazio tra le cose di Antonio Benforte: quando un trasloco diventa metafora del cambiamento interiore

Manca un giorno all’uscita del mio nuovo romanzo, Lo spazio tra le cose. Le emozioni sono così tante che a stento riesco a starci dietro. E arrivano anche le prime recensioni, tra queste le splendide parole di Valentina Guerra su Il Mondo Di Suk. Grazie di cuore.

“In una vicenda fatta di normalità (una famiglia, una casa, un periodo difficile) è proprio la semplicità a coinvolgere il lettore che inevitabilmente vi si può immedesimare. Chi non ha mai affrontato un trasloco e notato solo allora le crepe in un muro? Chi non ha mai vissuto momenti di solitudine e nostalgia pur vivendo un rapporto di coppia? Chi non si è mai chiesto da “ammogliato” e “sistemato”, com’è fare ancora i single durante gli -anta e viceversa chi da single non ha mai pensato a come si fa a reggere i ritmi dei figli piccoli da accudire?
Un trasloco che diventa metafora del cambiamento interiore, fare spazio tra le cose fisicamente equivale a mettere un certo ordine anche dentro di sé, cosa che non può mai essere totalmente indolore.”

Il romanzo/”Lo spazio tra le cose” di Antonio Benforte: quando un trasloco diventa metafora del cambiamento interiore

 

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Lo spazio tra le cose su Live – Performing & Arts

Quando il tuo libro ancora non è uscito (arriva il 5 in libreria), ma c’è già chi non solo lo legge, ma addirittura ne scrive in modo così appassionato e originale, cogliendo sfumature e riferimenti musicali, non puoi fare altro che leggere rapito, restare a bocca aperta, e ringraziare di cuore. Marina Indulgenza su Live – Performing & Arts!

“Tra scatoloni da riempire, ricordi che affiorano, vecchie foto e disquisizioni sul tempo che passa e che non tornerà più, il romanzo si può idealmente dividere in sei momenti scanditi dalla musica che Paolo “sceglie” per ciascuna tappa del suo ideale e personale viaggio.

«Un viaggio dello spirito attraverso la materia», per citare “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa.

Un percorso che il giovane uomo intraprende senza mai spostarsi dalle quattro mura di una casa sempre più spoglia della sicurezza degli oggetti ma che, un po’ alla volta, si riempie di nuove consapevolezze.”

Qui l’articolo completo: https://www.musicaeculturamagazine.it/2020/02/27/lo-spazio-tra-le-cose-un-viaggio-interiore-tra-musica-oggetti-e-ricordi

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Santi, poeti, commissari tecnici di Angelo Orlando Meloni. 

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro” così scriveva Pier Paolo Pasolini, come sempre intercettando perfettamente una profonda verità all’interno della società in cui viveva.

Non so se e in che maniera influenzato dalla riflessione di PPP, Angelo Orlando Meloni ha imbastito questa originale raccolta di racconti lunghi a tema calcistico. Ma qui non si parla solo di calcio. In questi racconti ci sono sogni, passioni, storie comuni e meno comuni, un bel po’ di Sicilia, e sono scritti con uno stile ironico e ricchi di personaggi memorabili. Il libro, pubblicato da Miraggi Edizioni, potrebbe riuscire a conquistare anche i non amanti del pallone. Sì, perché Meloni scrive bene, ha nelle sue corde diversi stili e registri, e riesce ad appassionare il lettore, in ognuno di questi sei racconti che compongono la raccolta. 

Nel primo, lungo racconto che dà il titolo al volume, l’autore immagina una squadraccia di periferia che non vince una partita manco per sbaglio, ma che grazie all’intercessione della beata Serafina inizia a ingranare. Con i suggerimenti dati al parroco del paese la squadra riesce addirittura a vincere il campionato, sorprendentemente. È il calcio, con i suoi palloni di cuoio sgangherati e i campi di periferia polverosi, a farla da padrone. Il gioco del calcio è il sottile filo che unisce tutti questi ironici, scanzonati e divertenti racconti. Si passa dalla Serie A che rischia la catastrofe a causa dell’ex moglie di un dirigente invischiato con il calcio minore, al racconto di un centravanti alcolizzato che prova a trascinare la sua squadra nel calcio di un certo livello. Nel racconto “Il campionato più brutto del mondo” è appunto il capriccio di una donna a far tremare tutti, e solo una serie di incredibili eventi riuscirà a salvare la serie A. Il racconto “L’aeroplano” è rocambolesco e divertente, con Peppino Petrolito detto “Flashgordon” e Nino “Emozione”, la città di Siracusa e una partita di calcio, Inter Ternana, sullo sfondo. Mentre “Ode al perfetto imbecille” è probabilmente quello più realistico di tutti: la storia di un giovanissimo e bravissimo calciatore, che però non trova spazio in squadra perché non è “raccomandato”, quindi si vede passare davanti il figlio dell’avvocato di turno. Non si premia il talento ma la raccomandazione. Non è questa la fotografia perfetta della nostra società?

La bravura di Meloni sta nel parlare di calcio per non parlare solo di calcio, ma dell’Italia tutta: delle sue storture, dei suoi mali, dei suoi personaggi miseri ma anche dei lati positivi che il nostro popolo, alle volte, riesce a tirare fuori. Il suo libro è ironico e scritto con grande capacità di coinvolgere e di tenere incollati alle sue pagine, grazie a storie e personaggi leggeri ma allo stesso tempo in grado di creare grande empatia nel lettore.

Non ci sono note stonate e anzi tutti i sei racconti sono di pregevole fattura. Il tono tragicomico e scanzonato che pervade l’intera raccolta, è solo uno dei punti di forza di questo libro, che dopo averci fatto sorridere ci fa riflettere, magari con un sorriso a mezza bocca, gli occhi tristi e malinconici. Per chi come noi ha vissuto le curve, l’emozione di vedere 22 scalmanati in pantaloncini rincorrere un pallone, è chiaro che non si tratti affatto del nuovo oppio dei popoli. Ma è una questione molto importante, uno dei motivi per cui vale la pena vivere. 

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa, dove lavora nella libreria storica della città. Ha scritto i romanzi Io non ci volevo venire qui, Cosa vuoi da grande (Del Vecchio) e La fiera verrà distrutta all’alba (Intermezzi).

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Intervista a Run Radio

La scorsa settimana ho fatto un primo passaggio in radio come anticipazione per iniziare a raccontare il mio nuovo romanzo “Lo spazio tra le cose”

Ai microfoni di Run Radio, all’interno del programma #Booklovers spazio dedicato ai lettori e ai libri, ho svelato i primi dettagli su Paolo e Marta, il loro trasloco e la loro storia d’amore.

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Girolamo Grammatico, #Esserepadrioggi, Manifesto del papà imperfetto

Girolamo Grammatico, in #Esserepadrioggi, Manifesto del papà imperfetto, realizza un’opera utile a tutti i papà o agli aspiranti padri. Un libro che ribalta le prospettive sulla genitorialità, scardina cliché, offre spunti utili e consigli.

“A Gaia e Gioele, perché mi hanno partorito, nutrito e completato.” Partirei da questa dolce e delicata dedica iniziale per capire l’importanza di questo volumetto agevole e interessante. Un libro che apre la mente e aiuta ad affrontare la paternità in modo diverso.

“Uno dei paradigmi che più ha minato le fondamenta della genitorialità è stata l’idea del “buon genitore”. Non perché sia sbagliato essere un “buon genitore”, ma perché vivere con quest’aspettativa rischia solo di indebolirci e logorarci.” scrive Girolamo nell’introduzione al volume. Mi ci sono rivisto in pieno. Chi affronta la paternità, specie per un primo figlio, si trova spaesato, spiazzato. Ma chi decide cosa è un “buon genitore”? Girolamo Grammatico riflette sul ruolo del genitore e su una sorta di ribaltamento di prospettiva. E riesce a rendere più consapevole il papà sul suo ruolo, con un lavoro continuo che chi diventa genitore deve mettere in atto non per diventare perfetto, ma per migliorarsi un po’ alla volta, come in un costante esercizio fisico.

Il libro è snello e agevole, così diviso: ogni capitolo inizia con un breve racconto autobiografico dell’autore, che parla con le figlie. Dopo si trova testo di coaching sulla paternità e poi si chiude con un allenamento chiamato “workout”, alla fine del quale l’autore segnala uno o più libri dell’infanzia che hanno attinenza con l’argomento trattato nel capitolo.

Il libro, volendo citare l’autore, “è un programma di allenamenti filosofici pratici e non solo, anche e soprattutto legati alle posture dell’essere padre, ovvero a quei modi di guardare e predisporsi alla paternità che partono dall’intenzione interiore.”

Dalla lettura di questo volumetto si comprende soprattutto che non si potrà mai diventare papà perfetti, ma si potrà certo sempre cambiare e migliorarsi. Grammatico guida i papà all’interno di piccole e grandi questioni genitoriali con grande ironia e concretezza.

Leggendo gli aneddoti che riguardano Girolamo, ci si immedesima spesso. È un libro davvero adatto a tutti, a tutti i papà che si sa, non saranno mai all’altezza delle aspettative, ma possono imparare a convivere con l’imperfezione. Con spirito positivo, allenamento, azioni concrete.

Un esempio dell’essere papà imperfetti seguendo il testo di Grammatico: “Il papà imperfetto quindi non chiede solo “come stai?” ai suoi figli o “che cos’hai fatto oggi?”, perché sono domande così vaghe che otterrebbero risposte vaghe. Un papà imperfetto cerca le parole giuste per attivare il potere del racconto nei suoi figli partendo da ciò che vede e sente. Così la prima domanda diventa “ti vedo crucciato, hai un pensiero brutto che abita dentro la tua testa?” e la seconda domanda si trasforma in “mi racconti la cosa più bella che hai fatto oggi? Con chi l’hai vissuta? Perché è stata questa la più bella e non un’altra?”. Il papà imperfetto si informa su tutti i personaggi che abitano le storie dei propri figli e chiede di tal compagno o compagna, di tal amico o amica, della maestra o della signora del forno dove si acquista la buonissima pizza bianca che prendiamo per merenda. Così, racconto dopo racconto, prende forma un cosmo incredibile dove ognuno ha un posto e può esprimere se stesso e immaginarsi.”

 

Girolamo Grammatico è un life e business coach che si occupa anche di genitorialità. Questo è il suo primo libro di coaching.

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