Archivio mensile 13 Maggio 2026

Gustave Toudouze, La Venere dei sepolcri 

È un libretto meraviglioso, quello che ho letto di recente, che è una traduzione di un testo completamente inedito in Italia di Gustave Toudouze, e allo stesso tempo un bellissimo ricordo, e l’ultima testimonianza della passione e della dedizione di Angelandrea Casale: tesoriere e Segretario dell’associazione internazionale Amici di Pompei, studioso attento e grande appassionato di Pompei, scrittore, autore di pubblicazioni su temi storici e archeologici, con particolare attenzione alla zona vesuviana.

La Venere dei Sepolcri, a cura di Casale e del Giornalista Carlo Avvisati, pubblicato da D’Amico Editore, è quella che i bibliofili esperti non esiterebbero a chiamare “una chicca”. Prima di tutto, per la qualità editoriale (eccezionale la scansione della copertina della rivista pagina 11), poi per l’attenzione anche alla lingua, infatti è un’edizione bilingue italiano-francese, e infine per la storia che ha portato alla sua pubblicazione. E’ proprio il compianto Casale, ci spiega Avvisati nell’introduzione, a raccontarci com’è nata l’idea di questa pubblicazione: “Dunque, come era solito fare, un pomeriggio di tre anni fa, Andrea mi chiama al telefono e mi dice: “Carlo, ho una rivista francese (si trattava de Le Mond Moderne, revue illustréé, pubblicata l’1 e il 15 di ogni mese, Tomo 20, Parigi, 1904, Albert Quantin èditeur, 5, rue Saint Benoit), che ho comprato in antiquariato al cui interno c’è una bella cosa scritta da Gustave Toudouze. Il racconto dice di Boscoreale e del suo tesoro d’argenterie, e della villa di Fannio Sinistore, inserendola nel testo che vede due giovani eredi ottocenteschi di personaggi romani del I secolo dopo Cristo, Lucio Floro e Fannio Sinistore, arrivare in viaggio di nozze a Boscoreale. E poi si parla dell’eruzione vesuviana del 24 agosto, del 79 dopo Cristo e di Plinio il Vecchio…

La trama è affascinante: due giovani sposi dai nomi romani — Sulpicia Synistore e Lucio Floro — trascorrono il viaggio di nozze nell’estate del 1900 alle pendici del Vesuvio, a Boscoreale, vicino a Pompei. Il percorso in carrozza dei due da Napoli, e poi in barca tagliando di sbieco il golfo di Napoli, arrivano a Castellammare di Stabia e vivono un’emozionante immersione nell’archeologia, prima ammirando operai armati di pale che scavano “laddove si trovava il vecchio quartiere marinaro di Pompei”, poi trovandosi di fronte a quelli che erano i resti di Plinio il Vecchio. E, questa serie di incontri, fino ad arrivare alla casa in campagna di Floro, innesca una una serie di salti nel passato, finché i due si ritrovano a rivivere l’eruzione del 79 d.C. come se fosse reale.

Un racconto breve scritto con una lingua sopraffina, appassionante, che mescola archeologia, viaggio nel tempo e atmosfera vesuviana — del tutto coerente con lo stile di Toudouze, che aveva già esplorato ambienti partenopei in La Sirène: Souvenir de Capri. Un libriccino ricco di fascino, che ci ricorda – ancora un volta – la bravura di Avvisati, e la straordinaria passione di Angelandrea Casale, studioso e storico di grande spessore. Io ne consiglio in modo sincero la lettura: lo trovate qui.