Archivio annuale 17 Maggio 2022

Il Confine di Silvia Cossu

Con Il Confine (Neo Edizioni) Silvia Cossu è al suo quarto romanzo. Si sente, nelle sue pagine, una grande maestria da scrittrice d’esperienza, una certa sapienza narrativa. Appena si inizia a leggere questo libro si viene travolti da un’atmosfera rarefatta, avvolti da una trama all’apparenza semplice, ma con molteplici stratificazioni.

Con i tempi e i modi di un racconto che, come un piccolo giallo dell’anima, con grande sapienza costruttiva, avvicina ad una più profonda domanda di senso. Quasi un viaggio iniziatico” dice Renato Minore, che l’ha candidata al premio Strega. E ha ragione, soprattutto sulla sapienza costruttiva.

Una storia che ha come protagonista una scrittrice che ha perso il gusto di scrivere ma che per vivere racconta le storie di uomini celebri, finiti però in disgrazia e dimenticati dal mondo. Le mette su carta, a pagamento ovviamente. Quando incrocia un famoso e misterioso psichiatra, Mosco, e questo medico le offre una grande cifra per scrivere la sua storia e ascoltare in più sedute le sue vicende, queste due vite si incrociano e il risultato è imprevedibile.

Il libro si apre subito con una rivelazione, e poi va a ritroso: “Cinque anni fa ho intervistato uno psichiatra conosciuto attraverso un’amica comune. (Un nome noto). Ci siamo incontrati quasi ogni giorno nel suo studio. Ho registrato trenta ore di materiale. La sua vita, le circostanze più o meno fortuite che lo hanno avvicinato alle terapie brevi e a praticarle per oltre quarant’anni. Soprattutto quella subliminale. Poi, senza alcun preavviso, arrivati alla fine, è sparito. […] Lo sgomento, rigirando tra le mani il biglietto appena ricevuto, poco a poco si rifà vivo. La cerimonia è prevista tra due giorni. Mi chiedo chi abbia spedito la partecipazione. La sensazione di essere osservata torna a punger- mi come un sottile senso di colpa. Ora che il suo corpo non respira più, è solo un ammasso inerte, so di essere stata anch’io par-te del suo gioco.

La biografa fa un mestiere insolito e a suo modo affascinante, instaurando un particolare rapporto con i suoi clienti. Ce lo spiega: “È vero che sfrutto la vanità altrui, ma il risultato produce un conforto duraturo. In più, c’è l’incognita del percorso che si intraprende insieme, che una volta concluso può essere riattraversato innumerevoli volte, con pause e letture diverse.” Davanti a questo nuovo cliente, a questo schivo e misterioso dottore, potente, rivoluzionario, attaccato al denaro, qualcosa cambia. Il percorso non è lineare come al solito. Il confine tra biografa e cliente non è più tanto scontato. Chi è, questo psichiatra? Cosa vuole che venga raccontato?

Che ci sia una verità da scovare contro e nonostante lui, mi alletta. L’ipotesi di rovesciare i piani e pormi come analista di uno psichiatra, perché in fondo è così che l’ha messa” dice a un certo punto la protagonista. Che inizia a mettere insieme i vari pezzi che vanno a formare la storia di Mosco, i suoi esordi nel campo della medicina. I suoi successi. I suoi eccessi.

Gli incontri con Mosco per realizzare il libro, si trasformano sempre più spesso in qualcosa di altro: viaggi in auto per incontrare barboni; confronti sui romanzi scritti dalla biografa; inquietanti scambi di idee e riflessioni al limite.

Il racconto su Mosco intanto continua, si arricchisce di pagine la sua biografia: “Mosco ha scoperto che mescolare la suggestione del teatro con le tecniche più avanzate delle terapie brevi, creando per ogni paziente un set specifico, ha l’effetto di potenziarne l’esito”.

Mosco e il rapporto con i soldi. Mosco e le donne. Mosco e l’alone di mistero che lo circonda. Indagare nella vita di Mosco, serve alla protagonista per guardare dentro se stessa. I piani si confondono. I confini si fanno rarefatti. Le terapie brevi. Realtà e finzione. Irma e il sesso. Realtà e bugia. Il sonno, il sogno. La paura. La memoria. Fin quando Mosco scompare, fa perdere le sue tracce, e la situazione sembra implodere, forse esplodere.

La bella lingua di Silvia Cossu non esagera mai, è elegante e precisa. E come in un puzzle serve a costruire una storia che si arricchisce tassello dopo tassello. Spiazza, spesso. Indizio dopo indizio si arriva allo svelamento finale. I vari punti di vista, le varie sequenze di questo romanzo che è allo stesso tempo molto filmico e delirante come un sogno da ubriachi, rendono la narrazione sempre tesa, l’effetto finale straniante e originale. Neo edizioni, a pochi mesi di distanza da Beati gli inquieti di Redaelli, torna a proporre un romanzo brillantemente costruito che parla di psichiatria e, in qualche modo, di sanità mentale. Il risultato è sorprendente.

Silvia Cossu è nata a Roma. Ha scritto per Marsilio i romanzi La vergogna e L’abbraccio, e per la collana “Strade-Blu” di Mondadori un memoir usando uno pseudonimo, tradotto in Germania. Due suoi racconti sono presenti nelle antologie I racconti delle fate sapienti (Frassinelli), e Pensiero Madre (Neo Edizioni). Per il cinema ha sceneggiato diversi film (BluffL’ospiteFino a farti maleCrushed Lives – Il sesso dopo i figliIo lo so chi siete) selezionati nei più importanti festival internazionali. Il confine è il suo quarto romanzo.

Sopra un fiume nero di Domenico Infante

L’amico scrittore Domenico Infante, di cui in passato ho divorato tutti i libri, esce con un nuovo romanzo, un bel thriller dalla trama molto interessante.

Domenico sa come pochi altri scrittori appassionare con le sue storie, la scrittura dosa con equilibrio parole ed emozioni, ed era da tempo che aspettavo un suo nuovo lavoro. In attesa di leggerlo, ecco la scheda.

Sopra un fiume nero esce per Porto Seguro. Dalla prossima settimana sarà possibile ordinare il libro anche in libreria e sulle piattaforme online. Il libro sarà presentato sabato al Porto Seguro Show, alle 18:30, al Voia Art Gallery, in via Nomentana 926.

Marco Rabini è un bravo informatico romano. Mentre è in coda nel traffico del GRA, diretto a Formia per un imprevisto intervento presso un’azienda, una ragazza esce da un’auto sportiva e irrompe nella sua auto e nella sua vita. Arrivati a destinazione, la lascia per andare al lavoro e la sera la ritrova nel suo letto. La connessione tra di loro è immediata. Il sabato pomeriggio, finito il lavoro, torna in camera e trova la ragazza sgozzata, in bagno, nella doccia sotto un getto di acqua calda. Latitante, comincia a cercare l’assassino della ragazza, che risponde al nome di Grigori. Ma Grigori non è solo il suo demone personale. Grazie al mondo che meglio conosce, il web, Marco scoprirà di essere vittima di qualcosa ben più grande di lui, un gioco profondo, un gioco pericoloso. Con un intenso ritmo narrativo e un finale assolutamente imprevisto, Domenico Infante ci regala un thriller intrigante, dove tra espedienti informatici e amici fidati ci mostra dove può arrivare un uomo per scoprire la verità. Biografia: Domenico Infante è nato a Napoli il 4 luglio 1963. Vive lì i primi 40 anni poi si trasferisce a Roma. Lavora nel settore informatico in un gruppo che si occupa di voce su internet e di cyber security. Per Porto Seguro Editore pubblica nel 2022 Sopra un fiume nero.

L’albero delle farfalle di Paolo Mascheri

Di questi tempi, essere scrittori significa, prima di tutto, fare promozione di sé stessi. Eventi, presentazioni, essere online, apparire. Alle volte, la forma prende il sopravvento sulla sostanza. Ci sono poi invece scrittori, come Paolo Mascheri, digitalmente schivi e riservati, che non hanno social se non un profilo facebook aperto da poco, che non scrivono ovunque e di tutto e anzi, preferiscono dosare le uscite letterarie. Paolo, addirittura, aveva smesso di scrivere. Lo dice, appunto, su facebook: “Ho passato anni interi senza scrivere nemmeno una riga. È stato nel 2017 che ho ripreso costantemente a farlo. Una sera di maggio di quell’anno mi imbattei in 20000 Days on Earth. Il docu-film di Forsyth e Pollard su Nick Cave. Sprofondato nel divano, rimasi rapito dal monologo finale accompagnato dalle note di Jubilee Street in cui Cave invitava a non essere inattivi- all of our days are numbered-, a concretizzare le proprie idee, a proteggere la piccola fiamma della propria intuizione perché attorno ad essa potevano essere costruite grandi cose… “

Ringraziamo quindi Nick Cave anche per questo, per aver ridato forza e voce nuovamente a uno degli scrittori più talentuosi della generazione nata tra i Settanta e gli Ottanta. Mascheri avevi esordito in narrativa con Poliuretano nel 2004, per Pendragon, e aveva confermato l’ottima scrittura e i contenuti con Il Gregario, minimumfax, uscito nel 2008, potente romanzo sul declino italiano e sul malessere della nostra generazione senza punti di riferimento.

Ecco, a distanza di 13 anni Paolo Mascheri torna con L’albero delle Farfalle, stavolta Edizioni Pequod. Anche stavolta l’autore si conferma, con un’opera ancora più matura e toccante delle precedenti.

Un romanzo sofferto, doloroso, che scava nei rapporti figlio-Madre e nella famiglia. I capitoli sono divisi per nomi – Costanza, Riccardo, Roberto, Eleonora – e ognuno descrive una porzione di mondo da un determinato punto di vista. Ci raccontano una storia di vita quotidiana. Ci parlano del progressivo disfacimento dei corpi umani. Ci descrivono l’incomunicabilità di una famiglia, lo sfaldamento delle certezze di un uomo – un medico di base, depresso e chiuso in se stesso – alle prese con la malattia della Madre.

L’albero delle farfalle è un libro potente e lacerante, dove i protagonisti sono due: Costanza, la Madre, ex professoressa in pensione che combatte da anni contro un tumore che non va via e suo figlio Riccardo, che ha messo in modo testardo – e, per molti versi, giusto – la lotta contro la malattia di chi l’ha generato, prima di ogni altra cosa della sua vita.

Mascheri ci racconta soprattutto il rapporto tra questi due personaggi così delicati e complessi, e il difficile equilibrio che deflagra nella famiglia – ristretta o allargata che sia – quando la malattia scombina le carte in tavola. I vari capitoli della prima parte contribuiscono ad aggiungere progressivi tasselli a questo quadro famigliare – con la figlia piccola, la moglie Eleonora, il padre di Riccardo, Roberto, commercialista preso dal suo lavoro e dagli incontri Rotariani – e tracciano meglio le coordinate di questa vita, nella campagna toscana. La seconda parte e l’epilogo, più brevi e improvvisi, segnano la conclusione del libro – Crikvenica – una conclusione deflagrante, carica di speranze (attese? disattese?), che, per scrittura e emozioni suscitate, scava nell’animo nel lettore un solco indelebile.

Il rapporto tra questa madre e questo figlio, così lontana dagli stereotipi, così genuino, semplice e sincero, emoziona in più momenti. La passione comune del giardinaggio, tra i due, si riflette nel frequente utilizzo di termini tecnici, o nomi di piante precise, come appunto la buddleia che dà il titolo al libro (comunemente conosciuta, appunto, come albero delle farfalle).

Alcuni momenti che restano ben fissati nella mente: il rapporto nonna-nipote, la scena del primo attraversamento della strada della piccola, per fare la spesa ed evitare alla nonna di entrare in bottega, di alimentare le voci del paese; le descrizioni di questo entroterra toscano, così placido e rigoglioso di vegetazione; il lungo sogno-viaggio della speranza a Milano dal dottore, il Professor Sensini, per sferrare l’ultimo attacco alla malattia di Costanza.

L’autore fa della sua prosa elegante, della scrittura equilibrata, del lessico variegato, i punti cardine del suo modo di raccontare. Non ci sono mai parole di troppo. Si direbbe scrittura “chirurgica”, ma il termine è abusato e non riuscirebbe neanche a racchiudere in realtà la qualità di questa prosa. Speriamo di non dovere attendere altri quasi 15 anni per poter leggere un altro romanzo di questa forza.

Entanglement Trio – “A brief history of time”

Il primo disco di Entanglement Trio “A brief history of time” , firmato nusica.org e uscito a fine novembre, è un lavoro sperimentale e stratificato.

Solitamente l’etichetta trevigiana ci aveva abituato a sonorità puramente jazz e, anche dove non propriamente classiche, comunque in binari ben definiti. Questo disco fa invece dell’improvvisazione e della sperimentazione la sua caratteristica principale.

Il gruppo, composto da Beatrice Arrigoni (voce), Matteo Lorito, (basso e live elettrocnics) Andrea Ruggeri (batteria e percussioni) approfondisce le relazioni tra improvvisazione e scrittura, parola scritta e suono, acustico ed elettronico, e riflette a suo modo sul tempo, nella letteratura e naturalmente in ambito musicale.

Sette tracce inedite nate intorno alle teorie di Stephen Hawking e alla poesia di T.S. Eliot. Qui le parole del trio, che definiscono le coordinate del disco: “Questa idea ritrova le proprie radici in una metafora cosmogonica della creazione del linguaggio musicale. È in tal modo che abbiamo provato ad immaginarla: una sorta di Big Bang dal quale la materia, dapprima informe, nasce, prenda forma ed inizia a costruire quella complessa rete di relazioni che dà vita all’universo dei suoni. All’interno di questi processi un ruolo essenziale è giocato dall’elettronica.”

Tutto è un po’ riassunto nella seconda traccia, Hidden music, lunghissima suite – quasi 30 minuti! – in cui gli strumenti si susseguono, così come i generi, ci sono silenzi, testi recitati, fischi, composizioni elettroniche, sono tanti i livelli e i significati da ricercare. Un disco di ricerca, questo, che però non pregiudica l’ascolto. Con Formal pattern siamo in territori più standard, e si apprezza a pieno la bella ed elegante voce della Arrigoni; Sunlight lascia che invece sia il contrabbasso di Lorito ad essere pieno protagonista. The surface, A cloud ed Eternally present sono le tre tracce che chiudono il disco e che lasciano grande libertà all’espressione travolgente della musica dei solisti.