Archivio annuale2021

Tv: al via “MattinaLive”, da lunedì 18 ottobre alle 11,30 su Canale 8

Segnalo questa notizia relativa al morning show nel quale ho avuto il piacere di presentare i miei due romanzi, nel 2017 e nel 2020.

Si accendono le luci nello studio di “MattinaLive”, il morning show della Campania che racconta l’Italia: a partire da lunedì 18 ottobre alle 11.30 il format sarà in onda sull’emittente Canale 8 (numero 13 del digitale terrestre) con la conduzione della giornalista Mariù Adamo.
Interviste esclusive ai grandi personaggi, politica, attualità, spettacolo, sport, sanità e sociale: “MattinaLive” sarà un osservatorio su un Paese in cambiamento, alle prese con le sfide della ripartenza e le prospettive per il futuro.
Tante le rubriche che faranno compagnia ogni giorno al pubblico con un appuntamento fisso con le ricette e la cucina in tempo reale targata Md.La produzione esecutiva è affidata a Gianmarco Ravo e Ilaria Montalto.
“Da Napoli racconteremo la Campania e l’Italia che ripartono con determinazione e speranza, con l’obiettivo di superare la crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria – sottolinea Gennaro Coppola, direttore “MattinaLive” – puntando su informazione e intrattenimento. Un’esperienza che si inserisce in un percorso che mi ha consentito negli ultimi anni di dirigere un gruppo di lavoro che ha reso il talk mattutino un punto di riferimento della programmazione televisiva regionale. Ringrazio Canale 8 e, in particolare i fratelli Romano, che hanno condiviso e supportato il progetto editoriale, in linea con gli obiettivi dell’emittente che in questi anni ha confermato il suo ruolo di primissimo piano nel panorama televisivo campano. Siamo sicuri di raccogliere anche in questa nuova avventura il gradimento del pubblico”.

“Il gelso rosso”

Ricevo e pubblico una interessante segnalazione: il libro del prof. Gennaro Maria Guaccio “Il gelso rosso” sarà presentato nell’ambito della rassegna letteraria “il tempo e le idee”, martedì 10 agosto alle ore 18:00 presso la sala consiliare di Roccaraso. L’evento vedrà la partecipazione dell’autore, del Sindaco di Roccaraso  Francesco Di Donato, della prof.ssa Rosella Valentini e della dott.ssa Federica Testa.

SINOSSI:

Rosa ha il nome di sua nonna Rosina, ma anche della Luxemburg, del che si è compiaciuto suo padre, contadino stanziale, avendone sentito parlare dal cugino Giorgio, attivista della locale sezione del PCI. Rosa, rivelatasi una ragazzina intelligente, sveglia e volitiva, conseguirà la licenza magistrale, diventerà maestra e anche attivista del partito.

   Il casolare e l’aia in cui Rosa nasce e vive la sua giovineza fanno parte dei possedimenti dell’antico casato dei Carocchi, il cui rampollo, Edoardo, che Rosa vincerà alle tabelline, avrà anch’egli un ruolo importante e determinante nella sua vita.

   Nel nuovo vento di democratizzazione sociale, i Carocchi finiranno per cedere la terra e il casolare ai loro ex braccianti, che conquisteranno così parte dei loro diritti. Intanto, Rosa sposerà Antonio Macchia, suo coetaneo e compagno di giochi. Tuttavia, a un certo momento, avvedutasi che il mondo di Trocchia in cui vive non le sta più bene e costatata una certa deriva del partito dagli ideali di partenza, Rosa decide di evadere e, abbandonato il marito e i compagni di lotta, si rifugia nella Francia rivoluzionaria del ’68. Qui fa vari mestieri, dalla ragazza del bistrot, alla bibliotecaria, all’impiegata negli uffici dei cantieri navali di saint Nazaire e sarà la compagna Pierre, ingegnere navale. Quindi, separatasi da quest’ultimo, si sposta a Parigi dove, mentre è collaboratrice in un Atelier d’Arte, incontra Edoardo, il rampollo dei Carocchi, di cui rimarrà incinta. Non gliene dirà nulla a Edoardo e, invece, è a questo punto che decide di tornare a Trocchia dove sarà tuttavia accolta da suo marito ma da cui sarà, involontariamente, contagiata di HIV. Morirà due giorni dopo aver dato alla luce il nascituro. Lascerà a don Serafino, il suo parroco, un diario in cui racconta la verità sul concepimento di suo figlio.

“Nei nostri sogni” di Antonella Capobianco

Ricevo e pubblico una segnalazione editoriale. Per di più, con speranza, noto che stiamo piano piano tornando alle presentazioni fisiche. Un altro segnale di ritorno alla normalità.

“Nei nostri sogni”, il libro dell’esordiente Antonella Capobianco, che affronta tematiche sociali come omofobia e coming out familiari attraverso una vicenda soprannaturale, sarà presentato mercoledì 7 luglio, ore 18.30, in Piazza Dante presso il caffè bistrot letterario “Il Tempo del Vino e delle Rose.

“Che stupidi che siamo: quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno”. Il discorso che Stefano Accorsi ci regalava 20 anni fa nel bel film di Ferzan Ozpetek, “Le fate ignoranti”, si presta bene a raccontare la vicenda di Emma, protagonista del libro di Antonella Capobianco, già disponibile nelle librerie (su ordinazione), nonché acquistabile su Amazon. Il romanzo, pubblicato da PAV Edizioni quest’anno, sarà presentato alla stampa e al pubblico mercoledì 7 luglio dalle 18.30 in Piazza Dante 44, a Napoli, presso il caffè letterario e bistrot “Il Tempo del Vino e delle Rose”, nel corso di un incontro dibattito, moderato dal giornalista Renato Aiello, cui prenderà parte l’autrice insieme ai seguenti relatori: Antonello Sannino, Segretario Antinoo Arcigay Napoli; l’avvocato Alessia Schisano; la psicologa Daniela Barberio; l’attrice Liliana Palermo, cui saranno affidate le letture di alcuni passaggi del testo. Nella prima fatica letteraria della napoletana Capobianco, esordiente assoluta con una grande passione per l’arte e per la scrittura, le tematiche come la morte, le attese e le occasioni mancate della vita passano sotto la lente dell’elemento soprannaturale, e a tratti anche del paranormale, per approdare nell’attualità con cui ci confrontiamo sempre più spesso: quella dell’incomunicabilità tra genitori e figli, del coming out in famiglia e della triste piaga dell’omofobia.  I sogni diventano pertanto, al di là di ogni credo spirituale e religioso, lo strumento attraverso cui Emma continua a comunicare con uno dei suoi due figli, a causa della perdita improvvisa che sconvolge totalmente il suo nucleo familiare. Un evento inatteso che mette in moto anche scoperte decisive e svela i segreti meglio nascosti tra i suoi cari, perfetti sconosciuti l’uno per l’altro. L’assenza di comunicazione nell’era dell’interconnessione e della convivenza forzata (causa pandemia) è il paradosso più grande mai vissuto nella nostra società, che si dichiara aperta e cosmopolita sulla carta, per poi dare filo da torcere alle diversità di genere, di orientamento sessuale e persino culturale, con l’episodio della giovane Adila, nata e cresciuta in Italia ma di origine pakistana, esemplare nelle sue contraddizioni. Omosessualità, omofobia (nella seconda parte del libro un attacco ci ricorda che il virus dell’odio in Italia è quello che circola più di tutti), e il tema dei nuovi italiani si intrecciano alle visioni oniriche e alla vita ultraterrena della giovane madre Emma, impegnata nella prova più difficile di tutte: guidare gli uomini della sua vita verso un’elaborazione del lutto e verso il superamento delle sfide più gravi, con tutto l’amore materno possibile. L’appuntamento letterario del 7 luglio prossimo, che si svolgerà nella piena osservanza delle norme anti covid-19 di distanziamento sociale e soprattutto all’aperto, offrirà quindi spunti interessanti per dibattere delle problematiche che ci riguardano ogni giorno (i casi di raid omofobi, bullismo e violenza familiare, fisica e psicologica su chi vuole vivere all’occidentale, purtroppo, fanno spesso capolino sulle prime pagine e nelle homepage dei siti di informazione). L’autrice sarà inoltre disponibile per interviste e per scambiare riflessioni e pensieri sui temi delicati e sensibili della sua opera prima con tutti gli operatori dell’informazione, giornalisti, blogger e con chiunque fosse interessato a trascorrere un momento culturale davanti a un buon calice di vino.

Shazar Gallery presenta Silvia Papa: Sintomalia

Domani 29 giugno dalle ore 16.00 la Shazar Gallery di Napoli presenta Sintomalia la personale di Silvia Papa. Il progetto che prende vita negli spazi di via P. Scura ha avuto un’anteprima alla MIAPHOTO fair nel 2019, ed è stato finalista al premio BNL per la fotografia. Presenti in mostra 15 dittici ed il video Sintomalia, con le musiche di Federico Marchesano, opere che appaiono rappresentative del lavoro dell’artista torinese e della sua visione quale trasposizione emozionale delle esperienze. L’accostamento è tra le suggestioni dei particolari, degli sguardi lanciati durante un lungo peregrinare ad angoli disparati, e l’emozione che si traduce in movimento corporeo, forma e sensazione si inseguono, vengono avvicinate, si scambiano e si raccontano in un dialogo aperto. Questo spazio emotivo rarefatto è come un enigma da decifrare; si manifesta come movimento e rivela relazioni tra strati di realtà che solo apparentemente non coincidono. Sintomalia esplora corrispondenze e richiami tra questi molteplici piani della realtà, tra il movimento esterno del corpo nello spazio e i movimenti interiori, tra il movimento nelle forme e la forma nel movimento, tra questo spazio sfuggente di ombre e latenze e quello solo in apparenza più evidente e concreto del visibile. Sintomalia riflette in pieno la filosofia e l’estetica di Silvia Papa: “La fotografia è innanzitutto per me la ricerca di una connessione intima tra il mondo interno ed esterno, tra il corpo e la percezione, tra i movimenti dello spirito e il movimento nella materia e nello spazio, e la celebrazione di speciali momenti di luminosa empatia e pura intuizione.”

Sintomalia sarà visitabile fino al 10 settembre dal lunedì al venerdì dalle ore 16.00 alle 20.00 o su appuntamento. La prenotazione è possibile su tutti i canali ufficiali della Shazar Gallery.

Silvia Papa Fotografa, viaggiatrice e ricercatrice di tradizioni culturali e visioni del mondo, Silvia Papa si specializza in Comunicazione dei Beni Culturali nel 2012 con un dottorato di ricerca al Politecnico di Torino (II Fac. Di Architettura) e una tesi sul concetto di tempo e spazio nelle arti visive fra oriente e occidente, presente tecnologico e antropologia. Dal 1998 espone in fiere e gallerie d’arte nazionali e internazionali, collaborando anche con artisti di altre discipline, realizzando video-body performances e laboratori di approccio emozionale all’immagine. Il suo lavoro è stato acquisito in alcune importanti collezioni private. Dal 1986 esplora diversi continenti e incontra culture diverse in lunghi viaggi. Il progetto Sintomalia, prodotto da Shazar Gallery, è stato selezionato tra i finalisti del Premio BNL alla MIA Photo Fair 2019 (Milano, Italia) il progetto Acqua (Chromo_Cosmos) ha vinto il concorso Earthink Festival nel 2017 e il prototipo del libro fotografco “Ma Lì? Visioni dal Mali e dal Burkina Faso”, appena pubblicato per Prospero Ed. (Italia), è stato selezionato per la sezione Photo Book dell’Athens Photo Festival 2019 e per la collezione permanente dell’ Hellenic Center for Photography (Atene – Grecia).

Lo spazio tra le cose in Promo Ebook – 3 giugno

Dal 1° al 30 giugno, tante offerte di libri in ebook
Con prezzi compresi tra € 1,99 a € 2,99

promozione della casa editrice Scrittura & Scritture, che ha pubblicato entrambi i miei romanzi

Masaniello innamorato e altri racconti – Presentazione

Segnalo il nuovo libro di racconti dell’amico scrittore Raffaele Messina. Una nuova opera per questo autore che si muove con sapienza tra i generi e tra le forme letterarie. Una pregiata edizione Colonnese, da sempre sinonimo di qualità. La presentazione al bookstore Mondadori di piazza Bovio

XYQuartet – QuartettoQuartetto

Nuovo progetto di qualità di Nusica.org. QuartettoQuartetto è nato dalla sinergia tra XYQuartet e il Conservatorio di Musica di Vicenza Arrigo Pedrollo.

QuartettoQuartetto è un originale lavoro di orchestrazione di celebri hit di XYQuartet, riarrangiati dalla band e dal compositore Gianmarco Scalici. Apprezziamo infatti sei brani storici del gruppo (Titov; Malcom Carpenter; Spazio Angusto; Vale Vladi; Consecutio Temporum e Pax Vobiscum) e due inediti (No Evidence; Essential) registrati ed eseguiti insieme a quattro musicisti del Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza.

QuartettoQuartetto ripercorre la storia di XYQuartet, con Alessandro Fedrigo al basso elettrico, Nicola Fazzini al sassofono, Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria, insieme ai percussionisti Christian Del Bianco, Paolo Zanin, Rossano Muzzupapa, Luca Gallio, e l’ausilio della classe di musica elettronica, Gli otto musicisti danno vita a un disco pensato per indagare nuove soluzioni timbriche e ritmiche, in cui marimbe, gong, campane tubolari, archi, timpani colorano gli otto brani dell’album.

Titov (N.Fazzini) dedicata al secondo cosmonauta nello spazio e un intreccio di metri ritmici diversi esaltati dalle timbriche delle percussioni; Malcolm Carpenter (N.Fazzini), composizione poliedrica che utilizza diverse tecniche timbriche, ritmiche e armonico-compositive, ispirata alla vita dell’omonimo astronauta; Spazio Angusto si basa sull’assemblaggio di elementi ritmici e melodici binari e ternari in un unico groove, riorchestrata da Gianmarco Scalici con ampio uso di diverse percussioni, incluso body percussion. E ancora, Vale Vladi (S.Tasca) arrangiamento/riscrittura del materiale compositivo contenuto nei brani “Valentina Tereshkova” e “Vladimir Komarov” contenuti nell’album Orbite (2017) in cui si può dire, semplificando, che ogni coppia di note contiene in sé la propria sorgente e il proprio ritmo.

E ancora Consecutio Temporum (A.Fedrigo) dove si susseguono continue variazioni di tempo, comprese delle modulazioni metriche. Le strutture intervallari sono organizzate in forma di spirali che continuamente si contraggono e si espandono e che vengono permutate attraverso i vari strumenti. Nell’orchestrazione per questo ensemble si simula il meccanismo di un macchinario che si mette in moto, accelera e rallenta improvvisamente.

Le fa eco Pax Vobiscum (A.Fedrigo) un momento di pace apparente, di meditazione che al suo interno possiede dissonanze forti e contrasti dinamici. L’elemento centrale in questa composizione è la narrazione di uno stato d’animo che evolve e in queste evoluzioni incontra i solisti improvvisatori. Le percussioni sono parte della narrazione e enfatizzano i contrasti con la potenza dei timbri possibili.

A questi brani si aggiungono gli inediti No Evidence, composizione inedita di Nicola Fazzini riarrangiata da

Saverio Tasca e Luca Colussi, un vero mascheramento della composizione Evidence di Thelonious Monk ed Essential composta ed arrangiata da Tasca.

XYQuartet | QuartettoQuartetto

Nicola Fazzini (alto sax)

Alessandro Fedrigo (bass guitar)

Saverio Tasca (vibes)

Luca Colussi (drums)

Christian Del Bianco (percussions)

Paolo Zanin (percussions)

Rossano Muzzupapa (percussions)

Luca Gallio (percussions)

XYQuartet è uno dei gruppi più apprezzati della nuova scena del jazz italiano. Con alle spalle tre incisioni e numerosi prestigiosi concerti in Italia e all’estero è stato premiato nel 2014 e nel 2017 come secondo miglior gruppo italiano nel sondaggio della critica indetto dalla rivista Musica Jazz.

IL PRINCIPE SEREBRJANYJ – ALEKSEJ K. TOLSTOJ

Una nuova uscita Scrittura & Scritture:

È il 1565 quando il giovane principe Nikita Romanovič Serebrjanyj, nobile bojaro russo, rientra a Mosca, dopo aver combattuto per cinque anni nella lontana Lituania.
Durante la sua assenza molte cose sono cambiate: la corte imperiale si è trasferita da Mosca all’Aleksandrovskaja Sloboda, la sua amata Elena è vittima di intrighi e soprusi e il suo zar, Ivan il Terribile, cui ha giurato fedeltà incondizionata, ha scatenato, non solo sul popolo ma anche sulla comunità nobile dei bojari, il terrore e la tirannia, istituendo la milizia speciale degli opričniki.
Lo scontro tra il carattere sincero e leale del giovane principe e lo zar con tutta la corte, corrotta e dedita a ogni forma di violenza, dà vita a una narrazione dall’ingranaggio perfetto, ricca di avventura e colpi di scena, e di personaggi malvagi come il capo dei boia, Maljuta Skuratov.
Su tutto, un grande affresco della Russia del Cinquecento in cui si muovono briganti, stregoni, traditori, boia e nobili bojarine, facendo riscoprire un magnifico romanzo storico che ha goduto di indiscussa fama internazionale, e ispirato film e opere teatrali.

Un anno di Smart Working

Forse il tema è impopolare, visto le tante persone a cui la pandemia ha strappato via il lavoro. Ma siccome il dibattito è ancora caldo, quest’anno pieno pieno di smartworking per me ha significato: lavorare di più, lavorare con più stress, lavorare senza orari e senza weekend; lavorare tanto con la convinzione generalizzata che si stia in vacanza; lavorare al cellulare mentre prepariamo la pappa alla bambina; lavorare mentre diamo da mangiare alla bambina; lavorare mentre si cambia un pannolino o si fa un bagnetto; lavorare con la bimba in braccio o lavorare mentre mia moglie lavora con la bimba in braccio; fare call di lavoro con rumori di fondo di ogni tipo; fare call di lavoro a bassa voce altrimenti la bimba si sveglia; finire di lavorare più tardi del normale orario, “tanto si è a casa”; iniziare a lavorare prima del normale orario, “tanto si è a casa”; dover essere disponibile e reperibile più di prima; dover dimostrare più di prima. Eppure avrebbe tanti, tantissimi vantaggi, lo smart working.

Dovrebbe essere lavoro “intelligente”, tradotto in italiano. E quindi secondo me quello che Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano, così descrive: “Smart Working significa ripensare il telelavoro in un’ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio.”

Riflessioni su Astrazeneca

Ho letto nei commenti ad un post di un mio amico una frase che mi ha fatto ridere: “dicono Io non mi faccio Astrazeneca perché non so cosa contiene, e poi mangiano i wurstel”. Dopo la risata però, ho pensato che il paradosso dell’informazione in tempo di covid è ormai evidente: abbiamo potenzialmente accesso a una quantità di dati senza precedenti, ma non sappiamo usarli correttamente. E nel rumore di fondo creato dai media, quello che resta nell’uomo comune è soltanto una grande paura, mescolata a un gustoso ingrediente complottistico (non ci danno informazioni corrette, quindi ci vogliono morti). Il clickbait ha rovinato il nostro modo di fruire la notizia, me ne rendo conto ogni volta mi inviano su WhatsApp il solito articolo che collega una persona morta a un vaccino fatto un mese prima.L’Ema, che dovrebbe invece essere una delle poche fonti da prendere in considerazione, si è pronunciato: Astrazeneca non uccide, non ci sono correlazioni tra trombosi e vaccini, i pochissimi casi (30 su 30 milioni o giù di lì) rientrano tranquillamente nelle statistiche e non destano allarme. Ma ciò non basta, in tantissimi prenotati non si sono presentati all’appuntamento col vaccino in questi ultimi giorni, perché non era Pfizer. In giro è tutto un “mio cugino ha fatto il vaccino ed è stato male, un altro suo amico è all’ospedale”. Applichiamo la regola del sentito dire a una faccenda così importante, all’unica soluzione che potrebbe, in fin dei conti, restituirci un po’ di normalità.Siamo così sfiduciati da istituzioni e potere, che pensiamo vogliano sempre e comunque metterlo in quel posto al “cittadino comune”. Come se non bastassero quelli che non si presentano, viaggiamo a un ritmo di vaccinazioni così lento, che di questo passo prima di un anno l’immunità di gregge ce la sogniamo, mentre da Israele arrivano immagini che sembrano quelle dell’estate 2019, negli Usa post Trump viaggiano alla velocità della luce e stanno vaccinando già i 40enni. Personalmente, non vedo l’ora che tutti i miei cari possano vaccinarsi. Ognuno è libero di scegliere come preferisce, ma ricordo che ci sono più possibilità di venire colpiti da un fulmine, che morire per la vaccinazione. C’è da fidarsi. Me l’ha detto mio cugino.