Archivio annuale2021

Più o meno gli stessi di Paolo Bargagli

Ho giocato a tennistavolo a buoni livelli da ragazzino, poi ho abbandonato neanche quindicenne, ripreso a sprazzi senza allenarmi mai con costanza. Però amo il tennistavolo come sport, per me è una vera e propria filosofia di vita, per certi versi. Una cosa che ho sempre riscontrato è che, rispetto ad altri sport  – ovviamente più noti -, la produzione letteraria a tema tennistavolo fosse ridotta, o meglio diciamo la verità, nulla.

Per questo motivo quando ho intercettato in un gruppo facebook gli aneddoti e i post che Paolo Bargagli scriveva con frequenza, partendo dalle sue avventure agonistiche negli anni 70 e 80, ho stropicciato gli occhi e quasi non ci credevo.

La stoffa dello scrittore, avendo lavorato nel settore editoriale per un po’ di anni, l’ho subito fiutata. E devo confessarlo, pur non conoscendolo ho chiesto la sua amicizia e gliel’ho scritto: “Ma queste storie devi pubblicarle”.

Lui, con fare un po’ modesto, non ha confermato né smentito, ma quando poi ha dato alle stampe “Più o meno gli stessi – Piccole storie di sport, di amicizia e di ragazzi che non mettono giudizio”, mi sono entusiasmato.

E sono stato ancora più felice di averlo ricevuto in dono, dono che considero prezioso non solo perché arriva da un campione del tennistavolo, ma perché gli aneddoti che contiene sono sinceramente ineguagliabili. La veste grafica è accattivante – stupendi i numeri di pagina con racchettina – le foto sono preziose.

Alcuni di questi aneddoti li avevo già letti come post di facebook, ma molti ammetto essermeli persi, perché forse l’algoritmo del social network di Zuckerberg non ha funzionato a dovere. Ma come, mi sono detto! I post di Bargagli sono una delle poche cose per cui vale la pena essere ancora iscritto a questo social di boomer e narcisisti.

Partiamo dalla veste grafica: Paul Klee in copertina con un’immagine che ricorda una racchetta – forse pongista anche il famoso pittore? – bella carta, immagini a colori pazzesche. Un lavoro davvero ben fatto, ad esempio io sono impazzito per i numeretti di pagina a forma di racchetta.

Ma veniamo ai contenuti, scritti da Bargagli, “creatura ricca di curiosità e assetata di cose belle” come lo descrive Milo De Angelis nella prefazione. Abbiamo tanti brevi ma densi profili di pongisti, o racconti sul tennistavolo, scritti con una passione unica, che solo chi ama alla follia questo sport può far trapelare. Dai primi approcci con questo sport alle prime vittorie, passando per i viaggi in giro per il mondo- ah, la Cina! –  e alcune sfide memorabili, le pagine filano via veloce. La cosa che subito emerge, la sottolinea Alessandro Bernardi nella postfazione al volume: “Del tennistavolo di Paolo, oggi, restano i ricordi […] Per rievocarli Paolo utilizza i più diversi registri, ma la cifra stilistica utilizzata è comunque l’ironia; una ironia che non riesce a celare la nostalgia per le cose amate e vissute una volta”.

Per meglio orientarsi, sono divisi in sezioni: “raccontini di stupore e ping-pong giramondo”, “raccontini di viaggio, musica e compagnia bella”, “Per farla breve”, Raccontini di campioni ritratti a matita”, “Raccontini di sport a briglia sciolta”, “Raccontini di amicizia e ping-pong italiano”.

Per me, classe 83 cresciuto nel mito di Waldner e Saive, ci sono ammetto alcuni nomi mai sentiti prima. Ma tanti profili sono irresistibili, anche se si parla della bella e ineffabile Valentina Popova – che non conoscevo – o di altri atleti che giocavano negli anni 60 – 70. Si ride, tanto, ma si riflette anche molto: sulle differenze che ci sono sempre state in questo sport tra la Cina e l’Italia, sulla filosofia del “saper perdere”, sul perché, parliamoci chiaro, il Tennistavolo sia uno sport tra i più belli e appassionanti che esistano.

Si ricorda Giontella – per me un vago ricordo, un campione memorabile – si parla di Milan Stencel, allenatore dell’Italia dall’89 al 92. C’è una fenomenale sfida in doppio proprio contro il Maestro, al quale Bargagli ricorda di aver regalato un bel bollino rosso sul braccio, con una pallinata. Ancora Secrètin, che per me era solo un nome e grazie ai racconti di Paolo ho conosciuto per le sue imprese.

Fortissimo il raccontino “Storia incompleta del servizio”; leggendo le varie pagine scopro che fino a metà anni 80 si potevano avere due gomme dello stesso colore, che l’antitop con gomme colorate uguale metteva in difficoltà tutti. E ancora: Costantini, Bisi, Maietti, l’allenatore della nazionale Tiao.

Molto originali anche i racconti non legati al ping pong, che denotano la grande cultura di Bargagli, l’amore per la musica, il cinema, i viaggi… il libro si lascia leggere, appassiona anche i non amanti del tennistavolo, perché l’autore scrive davvero bene, benissimo!

Un libro che ho letto con grande piacere insomma, e che mi ha permesso ancora una volta di capire perché amo tanto questo sport, che ho praticato dal 91 al 95 con costanza e a buoni livelli, e poi preso e riabbandonato almeno un altro paio di volte. Complimenti a Bargagli per aver scritto questo libro. Volendo prendere in prestito le parole citate in una delle storie del volume: l’ho goduto molto!

L’albero delle farfalle di Paolo Mascheri

Esce in questi giorni per Pequod (ed è disponibile su Ibs) il nuovo romanzo dello scrittore aretino Paolo Mascheri, grande narratore, folgorante col suo esordio Poliuretano e confermato dall’ottimo Il Gregario, uscito per minimumfax ormai 13 anni fa.

Abile tessitore di trame, dalla scrittura misurata e tagliente, eccezionale nell’indagare i profondi rapporti tra persone e i legami famigliari, Mascheri coi suoi due libri precedenti si inseriva a pieno titolo tra i miei scrittori italiani contemporanei preferiti. Aspettavo un suo nuovo libro da tempo, e ora eccolo qui.

Copertina e bandella qui di seguito

Storia del Napoli – Una squadra, una città, una fede

Segnalo l’uscita di un libro molto interessante, un tema che mi sta particolarmente a cuore: il calcio, e soprattutto il Napoli.

E allora non posso che leggere con entusiasmo il nuovo libro di Gigi Di Fiore, appena uscito per DeA Planeta/UTET, Storia del Napoli – Una squadra, una città, una fede.

Più di 400 pagine dedicate alla mia squadra del cuore. Partendo dalle origini, i primi anni, i primi successi, fino al decennio di Diego, poi la caduta e la successiva rinascita. Al momento è in lettura.

Questa la scheda:

Tra le tifoserie più passionali e pittoresche del mondo, il Napoli ha sicuramente un posto d’onore. Per rendersene conto, basta entrare allo stadio San Paolo durante una partita: il Napoli è diverso dalla maggior parte dei club professionistici. Squadra dalla chiara connotazione identitaria, l’amore con la città ha radici profonde che si diramano sotto il tessuto cittadino, dal Vomero, passando per i Quartieri Spagnoli, giù fino al mare. Ed è proprio qui che inizia la storia del calcio a Napoli, quando sul finire dell’Ottocento un gruppo di marinai inglesi allestisce un campo vicino al porto, al Mandracchio. Dalla nascita del club nel 1926 è un susseguirsi di imprese gloriose e rovinose disfatte: un moto armonico del tutto simile a quello della città. Il Napoli, infatti, finisce per incarnare fino in fondo gli eccessi e le contraddizioni, sociologiche e culturali, di un’intera metropoli. Squadra popolare e interclassista, che accomuna nella “malattia” del tifo il sottoproletario, l’operaio, il professionista e l’uomo di cultura, diventa subito strumento e simbolo del riscatto rivendicato da una ex capitale mortificata nei suoi antichi splendori, da anni trasformati in pregiudizi. Squadra condizionata dal contesto sociale urbano, anche negli aspetti deteriori, come ha dimostrato in alcuni momenti l’inquietante ombra dei clan della camorra. Con il consueto rigore, Gigi Di Fiore ricostruisce l’avventurosa Storia del Napoli. La storia dei suoi istrionici presidenti, da Achille Lauro ad Aurelio De Laurentiis, e soprattutto la storia dei suoi molti campioni, da Sallustro a Sívori, da Zoff a Krol, fino a Cavani, Lavezzi e Higuaín. Su tutti, naturalmente, splende la stella Maradona, fuoriclasse controverso, protagonista della stagione più gloriosa della squadra, mito ed espressione congeniale di una città unica al mondo.

Il Teatro cerca Casa di Manlio Santanelli festeggia dieci anni con ventisei spettacoli

Ventisei titoli tra nuovi spettacoli e riprese: undici ospitalità campane, “una pièce” direttamente dalla Sicilia, nuova drammaturgia, musica, una visione sul teatro contemporaneo e un anniversario, il 10º. Queste le linee guida della nuova stagione de Il Teatro cerca casa di Manlio Santanelli, che ha scelto come sottotitolo Itineranza: il teatro, un viaggio nell’infinito

La rassegna di spettacoli itineranti nelle case private, organizzata da Livia Coletta e presentata dal critico Giuseppe Giorgio, si apre lunedì 15 novembre con lo spettacolo di Elisabetta Fiorito dal titolo Il virus colpevole interpretato da Rosaria De Cicco, in scena alle 18 proprio nel salotto di casa Santanelli.  

Quest’anno Il Teatro cerca Casa giunge con successo alla decima edizione, avendo conquistato alla causa del teatro stesso oltre 300 salotti e quasi 20mila spettatori, tra Napoli e le altre città della Campania. “Itineranza – spiega il direttore artistico Manlio Santanelli – sta a indicare la predisposizione di chi intende essere in perenne movimento, quanto al teatro come viaggio verso l’infinito, significa che persegue l’obiettivo di esplorare tutte le dimensioni contenute nell’immaginazione. 

A ospitare gli spettacoli oltre alle case, quest’anno si aggiungono la Chiesa della Congrega Ecce Homo, il Mann e il Castello di Baia. 

Questo ambizioso progetto partito nel 2012 ha dato vita a un importante circuito teatrale alternativo, che consiste in un dialogo continuo tra pubblico e artisti, perché nei nostri spettacoli, che vanno in scena in salotti privati, non esiste la quarta parete. In occasione di questi dieci anni di intenso lavoro, la dimensione domestica torna ad essere la nostra dimensione perfetta, complice quel senso di intimità, che probabilmente nessun altro spazio può regalare”. “La decima stagione – commenta Livia Coletta – offre un ricco cartellone con spettacoli di prosa e di musica, opere classiche e nuova drammaturgia, ma anche tradizione e sperimentazione con l’obiettivo di offrire un più ampio sguardo sul nuovo teatro contemporaneo”. 

La programmazione sarà arricchita come ogni anno di altri eventi culturali. Prosegue il progetto di avvicinamento ulteriore del pubblico all’arte della scena intitolato In verità, in verità vi dico… Incontri ravvicinati di teatro, che porta a conoscere più da vicino i mestieri dello spettacolo: interessanti faccia a faccia tra artisti e pubblico, che diventano importanti confessioni. Sarà allestita la “Mostra di parole” con i disegni di Carmine Luino, che ha illustrato dieci racconti di Santanelli e sarà organizzato un corso di scrittura teatrale gratuito tenuto dal drammaturgo. 

Gli spettacoli della nuova stagione sono: Il Virus colpevole con Rosaria Di Ciccio, L’hai visto Maradona? Trent’ anni fa l’ultimo scudetto del Napoli di e con Felice Panico, Il vangelo secondo Pulcinella. La natività di e con Michele Danubio, Don’t worrybe happy di e con Carlo Lomanto, Due liberamente tratto da I Dattilografi di Murray Schisgal, riscrittura Fabio Pisano con Francesca Borriero e Roberto Ingenito, attore e regista dello spettacolo, Bice chiama Franca, risponde Delia Omaggio alle soubrette degli anni ’60 con Elisabetta D’Acunzo (voce) e Salvatore Cardone (pianoforte), Corde oblique di e con Riccardo Prencipe (chitarre), Edo Notarloberti (violino), Rita Saviano (voce), Mater di e con Francesco Viglietti (voce e interpretazione) e Gabriella De Caro (pianoforte), Sono solo suono di e con Ciccio Merolla, Metti una nota al cinema con Mariella Pandolfi (piano), Massimo Mercogliano (basso e contrabbasso). 

In cartellone anche: Bartleby, lo scrivano di Herman Melville interpretazione e regia Enzo Salomone, Città ‘n blues testi di Stefano Benni, ideato, scritto, diretto e interpretato da Marcella Vitiello, Fosco (storia de nu matto) scritto, diretto e interpretato da Peppe Fonzo, musiche Flavio Feleppa, Junk Solo di e con Maurizio Capone, Kaléidos con Marina Bruno (voce) e Giuseppe Di Capua (pianoforte), L’arte del sorriso scritto, diretto e interpretato da Roberto Giordano con Federica Aiello, La bottega dei quattro. Viaggio d’amore attraverso le emozioni cantate da Salvatore Di Giacomo, E.A. Mario, Raffaele Viviani, Libero Bovio di e con Ciro Capano, Lo scurnuso di Benedetta Cibrario, adattato, diretto e interpretato da Enzo Salomone, Magnificat. Un incontro con Maria di Alda Merini, con Caterina Pontrandolfo e Rodolfo Medina (piano), Masiello canta Viviani di e con Massimo Masiello

arrangiamenti e tastiere Luigi Tirozzi, Piccoli crimini coniugali di Éric-Emmanuel Schmitt con Antonio D’Avino, Gioia Miale, regia Antonio D’Avino, aiuto regia Laura Tramontano, Questa città tratto dal libro di Erri De Luca con Melania Esposito e JennàRomano (voce e strumenti a corde), Sinnò me moro. Canzoniere della Mala con Antonella Morea e con Vittorio Cataldi (pianoforte) coordinamento e ricerche bibliografiche Delia Morea, Storie storte di paese con Gennaro Monti (voce e chitarra), Sonia De Rosa (voce), Davide De Rosa (chitarra), Una notte con le stelle e con te di e con Maurizio Murano e Mariella Pandolfi (pianoforte). Infine, dalla Sicilia arriva Due passi sono di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi (regia, testi e interpretazione). 

Per assistere agli spettacoli de Il Teatro cerca Casa è necessaria la prenotazione chiamando i numeri 3343347090, 081 5782460, oppure attraverso la compilazione del form presente sul sito ilteatrocercacasa.it. A chi prenota verrà svelato l’indirizzo del luogo che ospita lo spettacolo.

Taglio del nastro per gli studi di Volwer, spazio di informazione e spettacoli

Segnalo questa splendida iniziativa, con un grande augurio all’amico e collega Raffaele Perrotta

Approfondimenti giornalistici, musica ed intrattenimento sui canali della nuova piattaforma online. Un progetto edito dall’associazione Eiraionos e voluto dai cronisti Raffaele Perrotta e Carmine Alboretti

NAPOLI, 5 novembre 2021. Taglio del nastro per gli studi di Volwer, la prima Social Radio Tv d’Italia. Una mattina di emozioni a Trecase, nei locali della chiesa di Sant’Antonio, dove è nato il polo di giornalismo, informazione e musica dedicato alla memoria del giornalista “Carmine Alboretti”, scomparso l’anno scorso, ed ideatore insieme al cronista Raffaele Perrotta del progetto. Proprio il figlio di Alboretti, Francesco, insieme al sindaco della cittadina vesuviana Raffaele De Luca, al neo direttore della radio-tv Perrotta e al parroco don Federico Battaglia hanno inaugurato i locali. Ha partecipato all’iniziativa l’europarlamentare Franco Roberti, il console a Napoli del Benin Giuseppe Gambardella, il presidente e la direttrice del Csv di Napoli, Nicola Caprio e Giovanna De Rosa, il direttore del mensile della diocesi di Napoli “Nuova Stagione” monsignor Doriano Vincenzo De Luca e don Pasquale Incoronato. Oltre ad amministratori locali e regionali.

“La nostra è una scommessa: portare il metodo giornalistico, i tempi della radio, gli strumenti della televisione sui social”. Ha commentato la presidente dell’associazione editrice Eiraionos Isabella Manzo“Vogliamo vincere questa scommessa, vogliamo parlare del sociale e delle scuole. Nel palinsesto troveranno spazio programmi dedicati alla valorizzazione turistica ed enogastronomica d’Italia, che già abbiamo lanciato in versione podcast l’anno scorso, rubriche che approfondiscono i temi dell’attualità, come quello sul rapporto tra i ragazzi ed i social che stiamo definendo in queste ore. Ma anche uno spazio dedicato a tutti gli sport che non sono affatto minori, ma semplicemente altro rispetto al calcio di serie A e delle coppe, o ancora – ha concluso Manzo – programmi leggeri e di intrattenimento”.

Nei locali di Volwer è stato anche allestito un palco per la musica e spettacoli live: un connubio tra chi fa arte, attraverso le note e il teatro, e chi fa informazione. Sarà possibile vedere ed ascoltare i programmi della Social Radio Tv sul sito internet ufficiale – www.volwer.it – e sui canali social, quali youtube, twitch, e spreaker.

Il Progetto di Volwer

Edito dall’Associazione Eiraionos Aps, il progetto, realizzato con l’associazione Pixel e il supporto dei consulenti del Csv di Napoli, è nato come valorizzazione delle esperienze del Terzo Settore e dell’impegno delle scuole sui territori. È stato presentato al bando della Regione Campania aperto alle associazioni, ha ricevuto una quota di cofinanziamento che ha consentito l’allestimento dei locali e l’acquisto dei macchinari per la messa in onda.

Visioni dalla nuova città – Teatro Summarte

Ricevo e segnalo da Juna & Marco: Domenica 7 novembre ore 19,00 Teatro Summarte, Somma Vesuviana. Lo spettacolo è gratuito per i soci. Per chi volesse partecipare la quota associativa è di €10.

Per prenotazioni e ulteriori informazioni telefonare ai nr. 3348048755 oppure 3347125848.

Tv: al via “MattinaLive”, da lunedì 18 ottobre alle 11,30 su Canale 8

Segnalo questa notizia relativa al morning show nel quale ho avuto il piacere di presentare i miei due romanzi, nel 2017 e nel 2020.

Si accendono le luci nello studio di “MattinaLive”, il morning show della Campania che racconta l’Italia: a partire da lunedì 18 ottobre alle 11.30 il format sarà in onda sull’emittente Canale 8 (numero 13 del digitale terrestre) con la conduzione della giornalista Mariù Adamo.
Interviste esclusive ai grandi personaggi, politica, attualità, spettacolo, sport, sanità e sociale: “MattinaLive” sarà un osservatorio su un Paese in cambiamento, alle prese con le sfide della ripartenza e le prospettive per il futuro.
Tante le rubriche che faranno compagnia ogni giorno al pubblico con un appuntamento fisso con le ricette e la cucina in tempo reale targata Md.La produzione esecutiva è affidata a Gianmarco Ravo e Ilaria Montalto.
“Da Napoli racconteremo la Campania e l’Italia che ripartono con determinazione e speranza, con l’obiettivo di superare la crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria – sottolinea Gennaro Coppola, direttore “MattinaLive” – puntando su informazione e intrattenimento. Un’esperienza che si inserisce in un percorso che mi ha consentito negli ultimi anni di dirigere un gruppo di lavoro che ha reso il talk mattutino un punto di riferimento della programmazione televisiva regionale. Ringrazio Canale 8 e, in particolare i fratelli Romano, che hanno condiviso e supportato il progetto editoriale, in linea con gli obiettivi dell’emittente che in questi anni ha confermato il suo ruolo di primissimo piano nel panorama televisivo campano. Siamo sicuri di raccogliere anche in questa nuova avventura il gradimento del pubblico”.

“Il gelso rosso”

Ricevo e pubblico una interessante segnalazione: il libro del prof. Gennaro Maria Guaccio “Il gelso rosso” sarà presentato nell’ambito della rassegna letteraria “il tempo e le idee”, martedì 10 agosto alle ore 18:00 presso la sala consiliare di Roccaraso. L’evento vedrà la partecipazione dell’autore, del Sindaco di Roccaraso  Francesco Di Donato, della prof.ssa Rosella Valentini e della dott.ssa Federica Testa.

SINOSSI:

Rosa ha il nome di sua nonna Rosina, ma anche della Luxemburg, del che si è compiaciuto suo padre, contadino stanziale, avendone sentito parlare dal cugino Giorgio, attivista della locale sezione del PCI. Rosa, rivelatasi una ragazzina intelligente, sveglia e volitiva, conseguirà la licenza magistrale, diventerà maestra e anche attivista del partito.

   Il casolare e l’aia in cui Rosa nasce e vive la sua giovineza fanno parte dei possedimenti dell’antico casato dei Carocchi, il cui rampollo, Edoardo, che Rosa vincerà alle tabelline, avrà anch’egli un ruolo importante e determinante nella sua vita.

   Nel nuovo vento di democratizzazione sociale, i Carocchi finiranno per cedere la terra e il casolare ai loro ex braccianti, che conquisteranno così parte dei loro diritti. Intanto, Rosa sposerà Antonio Macchia, suo coetaneo e compagno di giochi. Tuttavia, a un certo momento, avvedutasi che il mondo di Trocchia in cui vive non le sta più bene e costatata una certa deriva del partito dagli ideali di partenza, Rosa decide di evadere e, abbandonato il marito e i compagni di lotta, si rifugia nella Francia rivoluzionaria del ’68. Qui fa vari mestieri, dalla ragazza del bistrot, alla bibliotecaria, all’impiegata negli uffici dei cantieri navali di saint Nazaire e sarà la compagna Pierre, ingegnere navale. Quindi, separatasi da quest’ultimo, si sposta a Parigi dove, mentre è collaboratrice in un Atelier d’Arte, incontra Edoardo, il rampollo dei Carocchi, di cui rimarrà incinta. Non gliene dirà nulla a Edoardo e, invece, è a questo punto che decide di tornare a Trocchia dove sarà tuttavia accolta da suo marito ma da cui sarà, involontariamente, contagiata di HIV. Morirà due giorni dopo aver dato alla luce il nascituro. Lascerà a don Serafino, il suo parroco, un diario in cui racconta la verità sul concepimento di suo figlio.

“Nei nostri sogni” di Antonella Capobianco

Ricevo e pubblico una segnalazione editoriale. Per di più, con speranza, noto che stiamo piano piano tornando alle presentazioni fisiche. Un altro segnale di ritorno alla normalità.

“Nei nostri sogni”, il libro dell’esordiente Antonella Capobianco, che affronta tematiche sociali come omofobia e coming out familiari attraverso una vicenda soprannaturale, sarà presentato mercoledì 7 luglio, ore 18.30, in Piazza Dante presso il caffè bistrot letterario “Il Tempo del Vino e delle Rose.

“Che stupidi che siamo: quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno”. Il discorso che Stefano Accorsi ci regalava 20 anni fa nel bel film di Ferzan Ozpetek, “Le fate ignoranti”, si presta bene a raccontare la vicenda di Emma, protagonista del libro di Antonella Capobianco, già disponibile nelle librerie (su ordinazione), nonché acquistabile su Amazon. Il romanzo, pubblicato da PAV Edizioni quest’anno, sarà presentato alla stampa e al pubblico mercoledì 7 luglio dalle 18.30 in Piazza Dante 44, a Napoli, presso il caffè letterario e bistrot “Il Tempo del Vino e delle Rose”, nel corso di un incontro dibattito, moderato dal giornalista Renato Aiello, cui prenderà parte l’autrice insieme ai seguenti relatori: Antonello Sannino, Segretario Antinoo Arcigay Napoli; l’avvocato Alessia Schisano; la psicologa Daniela Barberio; l’attrice Liliana Palermo, cui saranno affidate le letture di alcuni passaggi del testo. Nella prima fatica letteraria della napoletana Capobianco, esordiente assoluta con una grande passione per l’arte e per la scrittura, le tematiche come la morte, le attese e le occasioni mancate della vita passano sotto la lente dell’elemento soprannaturale, e a tratti anche del paranormale, per approdare nell’attualità con cui ci confrontiamo sempre più spesso: quella dell’incomunicabilità tra genitori e figli, del coming out in famiglia e della triste piaga dell’omofobia.  I sogni diventano pertanto, al di là di ogni credo spirituale e religioso, lo strumento attraverso cui Emma continua a comunicare con uno dei suoi due figli, a causa della perdita improvvisa che sconvolge totalmente il suo nucleo familiare. Un evento inatteso che mette in moto anche scoperte decisive e svela i segreti meglio nascosti tra i suoi cari, perfetti sconosciuti l’uno per l’altro. L’assenza di comunicazione nell’era dell’interconnessione e della convivenza forzata (causa pandemia) è il paradosso più grande mai vissuto nella nostra società, che si dichiara aperta e cosmopolita sulla carta, per poi dare filo da torcere alle diversità di genere, di orientamento sessuale e persino culturale, con l’episodio della giovane Adila, nata e cresciuta in Italia ma di origine pakistana, esemplare nelle sue contraddizioni. Omosessualità, omofobia (nella seconda parte del libro un attacco ci ricorda che il virus dell’odio in Italia è quello che circola più di tutti), e il tema dei nuovi italiani si intrecciano alle visioni oniriche e alla vita ultraterrena della giovane madre Emma, impegnata nella prova più difficile di tutte: guidare gli uomini della sua vita verso un’elaborazione del lutto e verso il superamento delle sfide più gravi, con tutto l’amore materno possibile. L’appuntamento letterario del 7 luglio prossimo, che si svolgerà nella piena osservanza delle norme anti covid-19 di distanziamento sociale e soprattutto all’aperto, offrirà quindi spunti interessanti per dibattere delle problematiche che ci riguardano ogni giorno (i casi di raid omofobi, bullismo e violenza familiare, fisica e psicologica su chi vuole vivere all’occidentale, purtroppo, fanno spesso capolino sulle prime pagine e nelle homepage dei siti di informazione). L’autrice sarà inoltre disponibile per interviste e per scambiare riflessioni e pensieri sui temi delicati e sensibili della sua opera prima con tutti gli operatori dell’informazione, giornalisti, blogger e con chiunque fosse interessato a trascorrere un momento culturale davanti a un buon calice di vino.

Shazar Gallery presenta Silvia Papa: Sintomalia

Domani 29 giugno dalle ore 16.00 la Shazar Gallery di Napoli presenta Sintomalia la personale di Silvia Papa. Il progetto che prende vita negli spazi di via P. Scura ha avuto un’anteprima alla MIAPHOTO fair nel 2019, ed è stato finalista al premio BNL per la fotografia. Presenti in mostra 15 dittici ed il video Sintomalia, con le musiche di Federico Marchesano, opere che appaiono rappresentative del lavoro dell’artista torinese e della sua visione quale trasposizione emozionale delle esperienze. L’accostamento è tra le suggestioni dei particolari, degli sguardi lanciati durante un lungo peregrinare ad angoli disparati, e l’emozione che si traduce in movimento corporeo, forma e sensazione si inseguono, vengono avvicinate, si scambiano e si raccontano in un dialogo aperto. Questo spazio emotivo rarefatto è come un enigma da decifrare; si manifesta come movimento e rivela relazioni tra strati di realtà che solo apparentemente non coincidono. Sintomalia esplora corrispondenze e richiami tra questi molteplici piani della realtà, tra il movimento esterno del corpo nello spazio e i movimenti interiori, tra il movimento nelle forme e la forma nel movimento, tra questo spazio sfuggente di ombre e latenze e quello solo in apparenza più evidente e concreto del visibile. Sintomalia riflette in pieno la filosofia e l’estetica di Silvia Papa: “La fotografia è innanzitutto per me la ricerca di una connessione intima tra il mondo interno ed esterno, tra il corpo e la percezione, tra i movimenti dello spirito e il movimento nella materia e nello spazio, e la celebrazione di speciali momenti di luminosa empatia e pura intuizione.”

Sintomalia sarà visitabile fino al 10 settembre dal lunedì al venerdì dalle ore 16.00 alle 20.00 o su appuntamento. La prenotazione è possibile su tutti i canali ufficiali della Shazar Gallery.

Silvia Papa Fotografa, viaggiatrice e ricercatrice di tradizioni culturali e visioni del mondo, Silvia Papa si specializza in Comunicazione dei Beni Culturali nel 2012 con un dottorato di ricerca al Politecnico di Torino (II Fac. Di Architettura) e una tesi sul concetto di tempo e spazio nelle arti visive fra oriente e occidente, presente tecnologico e antropologia. Dal 1998 espone in fiere e gallerie d’arte nazionali e internazionali, collaborando anche con artisti di altre discipline, realizzando video-body performances e laboratori di approccio emozionale all’immagine. Il suo lavoro è stato acquisito in alcune importanti collezioni private. Dal 1986 esplora diversi continenti e incontra culture diverse in lunghi viaggi. Il progetto Sintomalia, prodotto da Shazar Gallery, è stato selezionato tra i finalisti del Premio BNL alla MIA Photo Fair 2019 (Milano, Italia) il progetto Acqua (Chromo_Cosmos) ha vinto il concorso Earthink Festival nel 2017 e il prototipo del libro fotografco “Ma Lì? Visioni dal Mali e dal Burkina Faso”, appena pubblicato per Prospero Ed. (Italia), è stato selezionato per la sezione Photo Book dell’Athens Photo Festival 2019 e per la collezione permanente dell’ Hellenic Center for Photography (Atene – Grecia).